Il cielo di Samantha e la nostra terra di dolore
sabato 10 gennaio 2015
Samantha, cosa vedi dall'alto mentre giri attorno a noi? Le nostre guerre, le vendette, le inutili crudeltà, la vita infelice dei bambini soldato? Le nostre piccole viltà quotidiane oppure il lavoro nascosto che non ha rumore, quell'offerta di sè, delle proprie mani per riscaldare, per ricucire ferite, per regalare carezze, portare aiuto per salvare chi sta morendo in questo nostro mare oggi tanto crudele da sembrare affamato di vittime che cercano pace e vita per se e per i loro figli.Le feste sono finite e nel riprendere il lavoro quotidiano ci sembra portare di nuovo sulle spalle il sacco pesante delle nostre incertezze e certo è vivo il contrasto tra il nostro cammino, anche quando è modesto, a confronto con le dure immagini di quel mondo di crudeltà e di vendetta che appare per alcune popolazioni il solo pane di ogni giorno. Piccole guerre dove non c'è chi vince o chi perde ma solo disperazione e fuga in un tempo senza soluzioni certe. Allora cosa c'è Samantha nel tuo cielo? Sono la curiosità, lo spirito di ricerca, il desiderio di incontrare, di sentire, di conoscere il primo respiro della vita che ci spingono a rischiare ogni cosa pur di conoscere il lontano passato e costruire su di esso e sulla sua esperienza un futuro che immaginiamo ricco di scoperte senza nome. I filosofi, gli studiosi, i matematici dell'antichità ci hanno lasciato eredi di questa voglia di nuovo, questo orgoglio di mettere in gioco noi stessi, questa volontà di vittoria sulle cose che sono sempre state alla base di ogni scoperta. Meditando su noi stessi scopriamo che il nostro animo è opera indescrivibile se siamo capaci di amare e soffrire per le piccole storie quotidiane e nello stesso tempo vivere l'immenso sognodel futuro dell'umanità cui non sappiamo dare un termine, anche il più lontano. Per ora sono piccoli voli come quelli delle api d'agosto, da un fiore all'altro, ma su questa strada nessuno ci fermerà anche se dovremmo fare sempre i conti con il nostro passato dove distruzioni e meraviglie della scienza e dell'arte hanno potuto vivere allo stesso tempo. È appena terminato l'anno di commemorazioni della prima guerra mondiale ed ecco la strage di Parigi. Abbiamo visto gli uomini dal viso coperto seminare la morte con la determinazione di portare a termine un'opera di giustizia e non solo di vendetta. La strage organizzata in una delle più belle città d'Europa e risolta a mente fredda nell'ufficio dei giornalisti si può anche leggere come la vendetta di uomini che per povertà di cultura internazionale e di pensiero libero hanno risposto al bisogno di libertà di un giornale, con le armi invece di usare il dibattito intelligente come avrebbe fatto qualunque quotidiano europeo. È all'educazione alla libertà di movimento e di pensiero, al rispetto delle opinioni altrui che dovremmo educare i nostri giovani tanto esposti alla falsa gloria e all'inutile coraggio di coloro che cercano la morte per una causa inutile e sbagliata.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: