Il boom degli animali domestici nell'era Covid
sabato 24 luglio 2021
Se qualcuno vi raccon-
tasse che la popolazione italiana è in realtà di 120 milioni di esseri viventi, esattamente il doppio rispetto ai 60 milioni registrati all'anagrafe, tutti pensereste ad una burla. Eppure è vero, in un certo senso, perché nelle case del nostro Paese vivono oggi insieme a noi ben sessanta milioni di animali da compagnia. In media ogni italiano ha un cane - l'animale di gran lunga preferito - piuttosto che un gatto, un canarino, un pesce rosso, una tartaruga o un altro animale da compagnia. Il fenomeno è esploso peraltro durante la pandemia, che ha spinto (finora) ben 3 milioni e mezzi di italiani a comprare o adottare un nuovo amico a quattro zampe: il 15% in più rispetto al 2019, un boom senza precedenti. Certificato anche dalla rapida crescita del mercato del pet food, che ha superato nel 2020 il valore complessivo di 2 miliardi di euro: peccato che i prodotti per l'alimentazione dei nostri amici animali siano considerati alla stregua di "beni di lusso" a causa di un carico Iva al 22% (e non al 10%, come sarebbe più giusto e coerente).
Cani e gatti, dunque, hanno spesso svolto negli ultimi diciotto mesi un ruolo "terapeutico" di fronte alla solitudine, alle angosce, alle inquietudini di cui soffrono molti italiani. Se non si incorre nel drammatico errore di mettere in competizione l'arrivo di un animale domestico con quello di un figlio, si può considerare questo un trend positivo. Con effetti sulla salute umana che presto saranno misurati in modo scientifico: secondo l'American Heart Association, ad esempio, la compagnia continua di un cane riduce in modo significativo i rischi di malattie cardiache.
Pochi sanno, peraltro, che la funzione sociale degli animali domestici è oggi riconosciuta anche dal fisco italiano con il cosiddetto "bonus cani e gatti": una detrazione fiscale del 19% per le spese sostenute per visite veterinarie fino a 550 euro, che deve scontare una franchigia pari a 129,11 euro. In pratica, è possibile detrarre dalla dichiarazione dei redditi fino a 80 euro l'anno di spese veterinarie. Un segnale simbolico sul piano economico, ma anche un riconoscimento importante del ruolo svolto dagli animali nell'innalzamento della qualità della vita e (in fondo) del livello di rispetto reciproco all'interno di una comunità.
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