venerdì 4 maggio 2012
Delio Rossi, romagnolo mite e taciturno, è improvvisamente uscito di senno. Nei minuti successivi - sempre in diretta tv - Andrea Della Valle lo ha licenziato in tronco. In differita, a Rossi sono arrivati l'incresciosa solidarietà di casta del presidente degli allenatori Ulivieri, una pacca sulle spalle di Arrigo Sacchi, l'incoraggiamento del tecnico Castori (a suo tempo squalificato per tre anni per aver colpito un avversario in una rissa) e tre mesi di squalifica. I Signori della Televisione cinicamente esultano in privato, spargendo lacrimette da coccodrillo sui fattacci che si moltiplicano di turno in turno. E non a caso. La morte di Piermario Morosini sul campo di Pescara: in diretta, come i suoi funerali, l'orazione del prete, le musiche di Ligabue, le polemiche pretestuose. Molta visibile bontà: un'orgia di sensi di colpa. Lo spettacolo continua. E poi - sempre in diretta - la sospensione di Genoa-Siena, l'oscena rappresentazione di violenza e volgarità offerta dai mitici ultrà del Grifone, le vergognose trattative del "capitano" Marco Rossi, la penosa raccolta delle maglie, l'uscita di scena di Malesani, l'arrivo di De Canio. Ora il Genoa va verso la salvezza a porte chiuse. E lo spettacolo continua. Non basta. Notturna fra Udinese e Lazio, c'è in ballo un posto in Champions, poco calcio, un bel gol di Di Natale, poi un fischio “arbitrale” dalla tribuna accende una indegna rissa che passa dalla tivù al telespettatore ormai assuefatto alle cronache della violenza tracimate dai notiziari di nera a quelli sportivi. Infine Delio Rossi, del quale so la pena infinita, la vergogna, lui che aveva scelto la piazza di Firenze per crescere professionalmente, che forse aspirava al Cartellino Viola, premio alla correttezza istituito dai suoi datori di lavoro per segnalare la superiorità della Fiorentina rispetto al mondocane circostante, anche se a Firenze è ormai da mesi lottacontinua fra il popolo viola e la società.Il 17 marzo, dopo che la sua squadra aveva incassato cinque gol dalla Juventus, mi ero permesso di suggerire a Rossi - invitato al silenzio dalla società mentre il supertifo furoreggiava - di dare le dimissioni. Non era il Delio che conoscevo, quello che si sottraeva all'incontro con la stampa. Era da lui, piuttosto, dire a tutti “Non ce la faccio più”. In diretta. «Il bello della diretta», fu inventato da Gianni Minà sorridendo: precisava l'effetto sorpresa, accadimenti imprevisti in corso d'opera, sicuramente un arricchimento della trasmissione tivù da segnalare al telespettatore impreparato come al funzionario Rai pronto a sforbiciare. Come la dolorosa papera del grande Buffon che riaccende il torneo porgendo all'avversario la palla del pareggio. “È il bello della diretta”, ha pensato Allegri. Oggi la battuta è parto di cinismo, sostegno dell'odiens, escamotage per ravvivare trasmissioni sottotraccia, perche' “il bello” a volte viene confezionato in studio e sbattuto in camera. "Rollerball" è del '75, "Quinto potere" è del '76: due film che prevedevano la degenerazione dell'agonismo sportivo e dell'emozione televisiva, si sono fusi per consegnare alla storia il campionato più video-violento di tutti i tempi. Applausi.
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