domenica 24 dicembre 2017
Il Natale di Gesù si celebrerà domani in un clima diverso, difficilmente descrivibile e assai peggiore di quello che una volta chiamavamo e vivevamo come "tradizionale". In questi giorni i giornali ne parlano quasi di sfuggita: c'è ben altro – sembrano dire – da celebrare. È «la stagione del cambiamento» ovvero «dei diritti», scrive la Repubblica, ma senza fare riferimento alla festa. I «diritti» (ovviamente "civili") sono quello di morire (come se qualcuno riuscisse a non morire) e quello di vivere il "cambiamento". Quest'ultimo consiste, dice la Repubblica, nel «come morire», nel suicidio assistito. Oppure – aggiunge Il Tempo – nel «presepe che diventa gay: Gesù con due padri o due madri». Questa irrisione (un'intera pagina quasi blasfema) il quotidiano romano ce la poteva davvero risparmiare. Invece su la Repubblica, una delle sue principali firme (Michele Serra, l'ateo che scrive dalla sua amaca) afferma – e riflette – che «fare il presepe non è un atto di sfida politica, è il tentativo al quale siamo tutti inadeguati, di inchinarsi alla speranza». Tra queste pallide immagini anche La Stampa inserisce «lo spirito del Natale» di Charles Dickens, quello che «intenerisce il cuore dell'avaro Scrooge, gli toglie il sonno e lo rende finalmente umano» (1843). Ci fosse almeno, fra tante trovate fuori luogo, qualcuno a ricordare che il Natale è il compleanno del Figlio di Dio, colui che l'Angelo chiamò Gesù (in ebraico Jehôšua), cioè Salvatore. Macché! Anni fa, Enzo Jannacci, il medico cantante, diceva intristito: «Quelli che pensano che Gesù Bambino sia Babbo Natale da giovane». A ricordare la Natività c'è solo la copertina di Panorama: un neonato deposto su una lettiera di paglia. Sopra l'immagine una didascalia: «Proprio l'Occidente, che festeggia la nascita di Gesù, non fa più figli», notizia ormai stantìa. E in basso, sotto la foto del bimbo, uno "strillo" (parola di gergo giornalistico) a caratteri giganti: «Natalità zero». Il doppio senso, voluto o casuale che sia, è sufficientemente esplicito.

SE DIRITTI, È PER TUTTI
«La ministra della sanità Lorenzin – ordina la Repubblica – non obietti sul fine vita». Il tono del quotidiano capofila di un certo laicismo paladino dei nuovi "diritti civili" è duro nel testo e autoritario nel titolo. Il quotidiano, però, non ha alcun titolo per diventare "dittatoriale" anche perché quando i diritti sono veramente civili sono giustamente reclamati. Ma se il principio di autodeterminazione è per tutti, essi non possono essere negati ai medici davanti alla morte dei loro pazienti.

AI LETTORI E AI COLLEGHI
Questo Controstampa è l'ultimo di una serie iniziatasi 34 anni fa e che conta 1.663 numeri. L'autore ha alcuni personali motivi (il primo è l'età) per chiuderla ringraziando Direttore e Colleghi di Avvenire e i propri Lettori che hanno sostenuto la sua fatica di scrivere. Grato e un po' commosso, buon Natale.
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