giovedì 29 gennaio 2009
IV Domenica
Tempo ordinario
Anno B

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafàrnao, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnaménto nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Che vuoi da noi, Gesù di Nazaret? Sei venuto a rovinarci?
Non lontano, non fuori, ma dentro, nella sinagoga, nella comunità, anzi nell'intimo di ciascuno, dai nostri oceani interiori, si alza la voce dei nostri dèmoni oscuri. E dice di credere, confessa che Cristo è il Figlio di Dio, ma è l'eco di un cuore impuro.
Che vuoi da me? Qui è il primo elemento di una fede ipocrita: io so che Cristo vuole qualcosa da me, che desidera entrare nelle mie parole, nelle mie mani, nei miei occhi, nei miei sentimenti, nel mio andare e nel mio venire, ma io rifiuto la sua pretesa, non voglio conversioni, né brecce aperte nelle mura del mio mondo. Primo errore: fede senza sapore di pane, di vino buono, di lavoro, di carezze, di scelte concrete. Fede di sole parole. Ma io sono credente a una sola condizione: se Cristo mi cambia la vita.
Secondo elemento: Sei venuto a rovinarci? Fede con dentro un dèmone è quella che sente Dio come un rivale dell'uomo, un predatore della libertà, e il suo vangelo come un indebolimento dell'umano. E immagina Dio come colui che toglie, non come colui che dona; un Moloch cui si è tenuti a immolare la parte migliore di se stessi. Il credente abitato da uno spirito impuro si sente figlio di una sottrazione anziché di una intensificazione del vivere.
Un ulteriore aspetto: l'uomo di Cafarnao frequenta il luogo sacro, recita le benedizioni e lo Shemà Israel, eppure in lui abita un demone. I demoni accettano la fede del sabato, quella limitata al sacro e alle proprie devozioni. Il Dio vero invece è da sorprendere nella vita più che nel tempio, nella polvere della strada che scende da Gerusalemme a Gerico più che nel fumo degli incensi, nelle piaghe del povero Lazzaro più che nei bagliori dell'oro del Santo dei Santi. Sta in tutto ciò che sa di amore.
Quelle parole: Sei venuto a rovinarci? contengono però anche una catechesi positiva. Scrive Turoldo: Cristo, mia dolce rovina... Ciò che Cristo rovina è la nostra giustificata, scusata, legittimata convivenza con il male, la nostra mediocrità, il nostro mondo di maschere e di bugie; Cristo rovina la vita illusa, la vita insufficiente, la vita morente.
Nel conflitto tra il nostro cuore d'ombra e la nostra parte di luce, Cristo entra come mani e occhi nuovi, come accrescimento d'umano, lievito che solleva l'inerzia, colpo d'ala, respiro che dilata, vento che sospinge, spina che rompe la mia falsa pace e fa fiorire la rosa del mondo.
(Letture: Deuteronomio 18,15-20; Salmo 94; 1 Corinzi 7,32-35; Marco 1,21-28)
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