martedì 6 gennaio 2004
Sei il culmine del monte di cui i secoli/ sovrapposti determinano i fianchi,/ la Vetta irraggiungibile,/ il compendio di tutta la Natura,/ per entro cui la nostra mente indaga./
Sei Colui che ha due Volti: uno di luce/ pascolo delle anime beate,/ ed uno fosco/ indefinito, dove sono sommerse/ la gran parte dell'anime, cozzanti/ contro la persistente/ ombra nemica: e vanno, in quelle tenebre,/ protendendo le mani come ciechi" Sono affezionato alla persona e alle poesie di Alda Merini, come lei lo è a me e sono felice di proporre per questa Epifania uno dei suoi primi
testi (è datato 21 dicembre 1947) che fa parte della raccolta Paura di Dio e che è ripreso nell'antologia di versi della poetessa milanese intitolata Fiore di poesia (Einaudi 1998). Il suo ritratto del Dio dai "due Volti" è la rappresentazione dell'eterna ricerca del divino da parte dell'umanità ma anche dell'approdo al mistero. Da un lato c'è quel gorgo di luce che attira e affascina: è ciò che smuove i Magi dalle loro placide esistenze, dai loro palazzi d'Oriente verso una meta di speranza, di gioia e di pace. È il volto del Dio d'amore che abbraccia uomini e donne senza distinzione di nazione e cultura e persino di fede purché il loro cuore sia puro, la loro conversione sincera. C'è, però, d'altro lato anche il volto del Dio giusto e trascendente, le cui vie non sono le nostre vie come non lo sono i pensieri e i progetti, secondo la celebre affermazione isaiana. A lui sono costretti a rivolgersi anche i perversi della storia, protendendo con timore le loro mani insanguinate. Dio ha, dunque, anche un volto di sdegno e di ira secondo la Bibbia. Ma è la stessa Bibbia a ricordarci che se la sua giustizia dura per sette generazioni, il suo amore si stende fino a mille generazioni.
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