mercoledì 28 settembre 2016
Il genius loci, almeno per la sua diffusione capillare, è profondamente italiano. Ed è qualcosa di cui riappropriarsi, perché nulla è così congeniale alla vita di una comunità, qualunque essa sia, come un paese, una piazza, una chiesa. Fra gli uomini politici che più hanno esaltato questo aspetto ricordo Giorgio La Pira, poi l'afflato per la provincia italiana è andato a spegnersi, salvo scoprirlo quando una tragedia come Amatrice risveglia un attaccamento. Anche il Salone del Gusto è stato un contributo a riscoprire gli angoli di una città. Per visitare le aree degli espositori ho contato 20.000 passi: 15 chilometri a piedi. E questo m'ha fatto pensare a quell'auspicato stile di vita, che è più conclamato che applicato. Eppure l'idea di incentivare la mobilità dolce con un'alimentazione che trae origine proprio da quel territorio è quanto di più attuale ci possa essere. Quest'estate a Termoli mi sono imbattuto nell'Associazione nazionale dei Borghi della Salute, presieduta dal professor Marco Tagliaferri, primario emerito di diabetologia. E per la prima volta sono venuto a conoscenza di una realtà che valorizza i gruppi di cammino nelle città, l'ambiente, l'emozione per l'arte e persino la necessità di salvaguardare, nel cibo, le cosiddette denominazioni comunali. C'è stato un confronto serrato sul palco, dove due scuole di pensiero si sono confrontate sul tema del benessere; ma il consenso è andato al professor Tagliaferri. Che è stato illuminante quando alla domanda se faccia bene o male la pampanella, che è il piatto tipico a base di carne di maiale, ha risposto che il problema sta nella carne: da quale animale, dove è stato allevato, come è stato alimentato? C'è infatti uno sguardo alla qualità dei cibi che deve orientarsi verso l'origine, anziché verso la fonte, dove basta soltanto che sia igienicamente perfetto (un po' poco).I Borghi della salute in Italia sono per ora 11 e crescono di mese in mese. È un borgo della salute un luogo che favorisce l'attività fisica, socio-relazionale, ma anche spirituale e solidaristica. E allora non c'è solo il cibo, di cui è necessario avere coscienza, ma esiste anche il teatro, la piazza dove si riaccende la musica, i campi dove si insegna di nuovo a fare gli orti o a coltivare i fiori. Devo dire che negli ultimi tempi non avevo mai trovato una sintesi così chiara di ciò che è necessario mettere in azione. E spero che le pubbliche amministrazioni, ma lo stesso Governo possano guardare con simpatia questo modello, nato da un bisogno fondamentale: salvaguardare la nostra salute dentro l'ambiente in cui viviamo. Ne sentiremo parlare ancora, anche perché i cambiamenti arrivano sempre dal basso e, crescendo, sbugiardano quella cultura dello "specialismo", che riduce a compartimenti stagni la nostra vita.
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