venerdì 9 luglio 2021
«Guarda oltre il visibile. Guarda l'invisibile. Cerca lo spirito che fa apparire tutto dietro l'apparizione. E nutriti della forza del mondo che lo ispira. La fonte invisibile è dappertutto, e ovunque tu sia puoi sempre captarla. Chi guarda bene, alla fine vede». Félix e la fonte invisibile (e/o) è uno dei racconti lunghi che lo scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt ha forgiato partendo dall'ambientazione di determinate religioni, in questo caso l'animismo. Ne è nato così un Ciclo dell'invisibile nel quale lo scrittore di Lione, diventato credente in una Notte di fuoco, come si intitola il suo racconto di conversione, vengono scandagliate diverse tradizioni religiose con l'artificio della letteratura. Orbene, il merito di Schmitt – che risalta anche nelle parole riportate all'inizio – è quello di restituirci la forza primordiale della religione: l'invisibile. La dimensione spirituale è qualcosa che non tocchiamo e non vediamo con gli occhi della carne, ma con quelli dell'anima. Ed è proprio vero che «chi guarda bene, alla fine vede»: vedere del resto è uno dei verbi-chiave del Vangelo. «Venite e vedete», chiede Gesù ai primi discepoli. Se si ha la costanza di guardare il visibile con sguardo intelligente, anche noi vedremo in esso le tracce del divino.
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