sabato 8 maggio 2021
Questa volta la Storia non ripete sé stessa, smentendo nei fatti i "corsi e ricorsi" vichiani. In tutto il mondo l'uscita dalla spaventosa crisi economica generata dalla pandemia sta avvenendo, infatti, lungo una direttrice opposta rispetto a quella seguita dopo la precedente crisi economica globale del 2008-2009. Se allora i Governi si concentrarono sulla ricostruzione dalle fondamenta dell'economia globale, relegando le strategie di sostenibilità ad un ruolo marginale, oggi al contrario i decisori pubblici (del mondo avanzato) affidano proprio agli investimenti verdi il ruolo di driver principale della crescita, ponendoli al centro dei piani di stimolo delle economie nazionali: dal gigantesco piano di 2 trilioni di dollari per contrastare il climate change varato dal Presidente USA Joe Biden, ai 700 miliardi di euro circa previsti per il Green New Deal dal Next Generation EU della Commissione Europea, che fanno seguito ai 550 miliardi investiti negli ultimi sette anni dall'Unione per lo sviluppo di progetti green.
Ma non è solo il settore pubblico a seguire questa rotta. Nel mondo dell'impresa privata è esploso negli ultimi anni – dagli Stati Uniti all'Europa al Medio Oriente – il "fenomeno ESG": ad ogni latitudine non c'è ormai piano strategico o industriale delle grandi aziende che non punti sui parametri ESG (Environmental, Social and Governance) come strategia-chiave di crescita nei prossimi anni, sia sui mercati di consumo che su quelli dei capitali. E mentre nella finanza fanno il pieno di adesioni green bond e social bond e brillano le performances di Borsa delle aziende più sostenibili, nell'economia reale colpiscono parabole di sviluppo come quello della produzione delle energie rinnovabili, diventate oggi le fonti più convenienti di nuova potenza energetica: negli ultimi 10 anni il costo dell'energia solare è crollato dell'89%, quello dell'energia eolica del 70%. Tutto ciò è accompagnato e rafforzato sul piano politico dalla crescente influenza dei temi ambientali sulle scelte di voto, come dimostra il caso tedesco.
La corsa globale alla sostenibilità, dunque, è oggi un fenomeno sempre più veloce e inarrestabile verso cui convergono tutti i fattori. Nessun business sembra esserne escluso, così come nessun Paese può permettersi di accumulare ritardo nella "transizione sostenibile". Per una volta, politica ed economia sembrano muoversi allineati nella direzione giusta.
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