Fratellanza tra retorica e realtà: impegno morale, senza moralismi
sabato 20 luglio 2019
Titolone su "l'Espresso" (16/6, p. 7): «Fratellanza». Nel ricordo del 1789 e della fraternité leggi che «già 4 anni prima della presa della Bastiglia Friedrich Schiller aveva auspicato: "Alle Menschen werden Brüder" (tutti gli uomini saranno fratelli)». «Saranno»: futuro da costruire. Ma se quel «saranno» si leggesse «sono»? Realtà affermata, non solo invito a cambiare! C'è un messaggio nella storia che afferma così un presente, e non solo un futuro? Se quella «fratellanza» resta senza paternità è a rischio la stessa validità dell'affermazione, tanto contraddetta da sempre. Per coincidenza del tutto casuale ieri sul "Manifesto" (p. 15) trovo un ragionamento a firma Rossana Rossanda. Titolo: «Moralismo e moralità». Qui è la sfida: il moralismo presenta una mèta bella e buona, ma non fa nulla per cambiare lo stato delle cose presente, la moralità si fa carico della realizzazione dell'ideale. Se tutti gli uomini debbono ancora diventare fratelli va cambiato il presente perché il tutto non diventi solo una speranza magari tante volte delusa, e va trovato un punto di partenza non solo sognato... Dove può essere, dov'è la fonte presente di questa «fratellanza» così tanto contraddetta? Già 70 anni orsono Alexander Mitscherlich vedeva l'umanità «sulla via di una società senza padri». Lui non parlava direttamente del Padre che la fede ci offre, ma noi possiamo parlarne. Dove siamo? In cammino! E qui solo un segnale di tempi nuovi: ieri ("Osservatore", p. 6) sulla sessione di formazione ecumenica del Sae. Il titolo parla di realtà vissute: «Di fronte alla ricchezza, alla povertà e ai beni della terra». Il Sae, Segretariato di azione ecumenica, fondato da Maria Vingiani ai tempi di papa Giovanni attua già, nel presente, i cambiamenti che gli permettono di camminare nei fatti verso la mèta ideale e unica: «Siano tutti una sola cosa»! Senza equivoci moralistici, un realismo operante.
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