sabato 24 novembre 2018
Crescono pericolosamente le fake news in Italia, determinando un forte impatto emotivo sui cittadini soprattutto sui temi meno (o peggio) presidiati dai media tradizionali. È la conclusione del primo rapporto ufficiale sul tema, realizzato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (tinyurl.com/yaapx98t) e presentato ieri a Roma: si tratta di un lavoro di analisi imponente sulle piattaforme digitali, fondato su un'enorme mole di dati provenienti da dataset relativi a tutte le principali componenti del sistema dell'informazione: testate giornalistiche, fonti di disinformazione, giornalisti, cittadini fruitori di notizie.
La denuncia dell'Autorità è puntuale e preoccupante. Il nostro sistema dell'informazione, si legge nel rapporto, è caratterizzato oggi dalla «presenza di un volume di contenuti falsi mediamente più alto rispetto al passato» che «ha raggiunto il livello massimo in corrispondenza del nuovo ciclo politico». Guardando al fenomeno in profondità, risulta molto interessante notare che «in Italia il 57% della produzione di contenuti fake riguarda argomenti di politica e cronaca, mentre circa il 20% argomenti di carattere scientifico». In tutti questi ambiti le "bufale" «presentano un forte impatto emotivo e possono risultare divisive», ma mentre sul terreno politico si inseriscono in un sistema ricco di informazioni e di opinioni differenziate, in ambito scientifico invece sono più pericolose perché riguardano questioni «spesso non trattate adeguatamente dal sistema informativo tradizionale».
Lo studio evidenzia bene le dinamiche di funzionamento delle fonti di disinformazione, capaci di spiazzare il mondo dei media tradizionali attraverso la loro capacità di "contagio". Il ruolo di queste fonti è infatti quello di promuovere notizie false, immaginate e costruite fin dall'origine per poter avere «diffusione massiva attraverso altri canali, fino a viralizzarsi»: l'esempio tipico è «l'azione combinata dei meccanismi automatici (algoritmi) sottostanti al funzionamento delle piattaforme online e della condivisione dei contenuti messa in atto dagli utenti ma anche, sempre più spesso, da bot».
L'ampiezza del fenomeno delle fake news assegna implicitamente ai media tradizionali una missione vitale per la qualità delle democrazie occidentali: essere l'antidoto principale alla diffusione di notizie false, attraverso la capacità di approfondimento tipica del lavoro giornalistico. A patto di mantenere fede al "ruolo aureo"
di verifica delle notizie, su cui però il rapporto denuncia una regressione dovuta a fattori economici e di tempo che determina «un discreto numero di contenuti informativi fake anche nel sistema informativo tradizionale». È una regressione che non possiamo permetterci. E che dovrebbe consigliare caldamente alla stessa classe politica di tutelare la funzione dei giornali e del lavoro giornalistico, molto più di quanto non avvenga (negli ultimi tempi).
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