Elogio dell’equilibrio  per cittadini e politica  in tempo di precarietà
sabato 12 gennaio 2013
   La cosa più difficile da affrontare oggi mi pare sia mantenere l’equilibrio e vivere con serenità questo tempo che si presenta nudo e incerto. Incertezza è la precarietà di ciò che si possiede, nudità è la mancanza di progetti sicuramente fattibili. Il passaggio di nomi noti, nel mondo della politica, da un partito all’altro assieme alla presentazione di altri finora sconosciuti, ricama la pagina dei nostri giornali con l’incertezza di una giostra che ci promette di volare, ma che sembra invece ruotare su se stessa. Così diamo l’impressione a popoli dal carattere più rigido del nostro di non avere temperamento sufficiente per stare alla pari nel consesso europeo. Ieri nel prelevare una somma al bancomat mi era rimasto un foglio da 20 euro nel punto dove escono le monete. Stavo andando via quando un signore si ferma e mi dà in mano i soldi che avrei perduto. Una persona che si trovava lì accanto mi dice: vede che c’è ancora della gente onesta? Noi italiani siamo migliori di quello che forse appare nel nostro modo di essere, nella nostra maniera di dire male di noi stessi, di non dare apparentemente peso alla disonestà che oggi si presenta diffusa nella vita civile del nostro Paese. Il denunciare attraverso i media la condotta scorretta di troppe persone che occupano posti di prestigio nel campo pubblico, può comportare una certa assuefazione in chi legge, che finisce con non provare più scandalo. Lentamente il veleno della disonestà pubblica può avere il sopravvento sull’etica personale e rendere più facile la via dell’errore. È questa angoscia, quando non ci sono che cieli grigi sopra di noi, che ci impedisce di far conoscere ai giovani la forza dell’onestà, il piacere delle verità, la soddisfazione delle cose compiute, la gioia di un incontro condiviso sui fatti positivi della nostra vita. Togliamo le palle lucenti dell’albero di Natale, mettiamo in una scatola le figure del presepio, ma teniamo ancora per poco nel nostro cuore la luce di quei nastri d’argento che hanno dato colore di festa alle nostre case. Se c’è stata speranza, allegria, conforto, non gettiamole via, conserviamole da una parte per i giorni difficili quando un figlio non avrà lavoro, quando sarà difficile comperare i libri di studio, quando al mercato si dovrà scegliere quello che costa di meno, quando si dovrà chiudere gli occhi davanti alle vetrine anche se offrono lo sconto, ma sempre troppo care per noi. Alla fine vincerà chi ha saputo affrontare la rinuncia con serenità, mantenendo la speranza. Vincerà chi non avrà perduto il senso delle proporzioni tra il proprio affanno e quello più grave degli altri. E certo vincerà chi avrà saputo regalare di sé senza stretta misura né calcolo, perché questo ci ha insegnato il vivere del mondo.​
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