sabato 8 dicembre 2018
Chi crea più "incertezza" nei cittadini, la politica o l'economia? Il quesito non è peregrino e non riguarda (solo) l'Italia, naturalmente. Perché se la politica internazionale ha mostrato nel 2018 una moltiplicazione di conflitti attuali e di crisi potenziali, dalla dichiarata e poi rinviata guerra dei dazi USA-Cina alle tensioni continue tra i Paesi UE su rispetto delle regole di bilancio e sulla gestione dell'immigrazione, è l'economia che nei fatti ha riservato le sorprese peggiori.
Il 2018 rischia infatti di passare agli annali come un "anno nero" per l'economia internazionale: attualmente tutte le principali classi di investimento (azioni, obbligazioni, oro e petrolio)?sono in rosso. Le curve dei principali indici globali evidenziano da inizio anno soltanto segni negativi: le azioni (indice MSCI world) perdono il 5%, le obbligazioni (indice JP Morgan GBI Global) il 3 per cento, il petrolio (qualità Brent) è in calo del 10 per cento. E perfino il bene rifugio per eccellenza - l'oro - che ha sempre rappresentato la naturale via di fuga in situazioni di evidente nervosismo degli altri mercati, da inizio anno ha perduto il 5% del suo valore. C'è sempre chi - in uno slancio "programmatico" d'ottimismo - confida in un recupero di fine anno, a partire dagli indici azionari americani ed europei. Ma è bene sapere che i segnali, ad oggi, non sembrerebbero confortare questa speranza. In questo contesto gli operatori finanziari non riescono ad estrarre valore per i patrimoni gestiti e cercano disperatamente indizi di una inversione di tendenza, almeno in qualcuno dei mercati principali. Mentre i risparmiatori, ancor più preoccupati, si chiedono come tutelare i loro risparmi senza avere a disposizione una chiara via d'uscita.
Stiamo assistendo, dunque, ad un "derby dell'incertezza" su scala globale tra politica ed economia. L'unica arma a disposizione del cittadino-risparmiatore per esserne uno spettatore consapevole – o meglio, per cercare di non diventarne l'unica vera vittima – è rafforzare la propria preparazione civica e finanziaria. In una fase dominata a livello globale dalla "fine del principio di delega" in ambito politico e dalla volatilità trasversale sui mercati in economia, entrambe le forme di educazione sono oggi vitali. E sempre più connesse tra di loro, poiché è sterile oggi un'opinione di voto che non tenga conto delle politiche economiche perseguite da un determinato partito. L'educazione civica e quella finanziaria incideranno sulla salute dei nostri risparmi? Difficile dirlo. Ma di sicuro aiutano a vivere meglio.
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