È questo il tempo della preghiera universale
sabato 4 luglio 2020
Lo so, è notte e il sonno non viene. Il rumore della città, quasi un brontolare senza pace, arriva alla mia finestra e non mi aiuta a cancellare i pensieri negativi del giorno appena passato. Perché lasciamo alla sera i problemi più difficili quasi fosse compito del buio cancellare i fatti insoluti e che solo la luce del giorno nuovo saprà trovare la giusta soluzione? Il bambino che nasce lancia un grido nell’aria, non è un pianto ma la scoperta di qualcosa di sconosciuto che lo tocca mentre qualcosa di chiaro entra negli occhi e scopre la luce: è il futuro che egli stesso costruirà giorno dopo giorno. Oggi vicino al grido di dolore che ha invaso la terra, crescono idee nuove, metodi di lavoro interessanti, sistemi per affrontare un futuro diverso negli anni di domani. Forse è causa il terrore di questa incertezza la volontà che prende i giovani che noi lamentiamo abbiano la sicurezza di falciare questo male non ancora ben conosciuto che invece sta distruggendo gran parte della generazione di alta età. Un male che ha un modo strano di scegliere le proprie vittime, quasi cercasse chi non ha più idee nuove per migliorare il mondo, ma solo ricordi e affetti perduti. Eppure sulla loro vita, a volte difficile e faticosa, la nostra terra è cresciuta, ha dato frutti di nuove conoscenze, ha fatto credere alla generazione giovane che è necessario e giusto lavorare con fatica non per se stessi, ma per chi verrà dopo. Con dolore abbiamo visto sparire i nostri anziani e quasi avessimo finalmente imparato qualcosa dalle loro parole, ci occupiamo di andare incontro ai più deboli, a chi chiuderà gli occhi davanti a noi. Avevamo meditato assai poco sulla misura del nostro pianeta se non per organizzare qualche piacevole viaggio. Solo oggi siamo obbligati a ragionare sulla vastità delle foreste amazzoniche che bruciano, sui ghiacciai che perdono la loro grandezza causa del troppo caldo, e vediamo intere popolazioni di paesi lontani dal nostro, fuggire senza meta per questa malattia che rifiuta un nome certo, ma toglie la vita. Un male che chiede un aiuto comune e una collaborazione di lavoro mai giunta in tale forma in tutto il mondo. D’improvviso non ci sono più regole che ci dividono, ma con sorpresa ci troviamo uguali davanti allo stesso pericolo, la medesima paura. Per la prima volta nel tempo la vittoria sarà di tutti o di nessuno. Ci sarà ancora chi lascerà la vita in solitudine, chi fuggirà immaginando di essere inseguito dal male, chi sulla tomba non avrà nome come i morti delle guerre rimasti senza odio, né vittoria. Oggi il Capo della Chiesa cattolica ci fa pregare per tutti, qualunque sia la religione seguita dai vari popoli. Il Signore ascolterà il pianto, la richiesta di perdono, l’amore alla terra la gioia alla vita? Le nostre guerre non hanno lasciato per molto tempo la vera pace ma solo un senso di vendetta nascosto. Preghiamo il Signore del cielo e della terra che resti nell’animo dell’umanità tutta un senso di collaborazione, di divisione di beni, di cammino comune, di desiderio di pace, di ricerca nell’universo dell’immensità del potere di chi lo ha creato.
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