E papà Pascal difese i geniali esperimenti del figlio Biagio
mercoledì 28 ottobre 2015
Elegantissimi i librini della collana «A lume spento» diretta da Luca Gallesi per le Edizioni Mimesis. Il titolo della collana viene dal terzo canto del Purgatorio, quando Dante incontra Manfredi, scomunicato e in punto di morte pentito, il cui cadavere fu dissepolto dal vescovo di Cosenza e oltraggiato col rito della sepoltura degli eretici, cioè con i ceri capovolti e spenti. Ma A lume spento è anche il titolo del primo libro di Ezra Pound, stampato a Venezia nel 1908, e dove c'è Gallesi c'è sempre un po' di Pound, qui appropriato per radunare, sotto un titolo «suo», brevi saggi non tanto eretici quanto di «irregolari» della cultura.Tra le novità della collana c'è l'intrigantissima Lettera a padre Noël (pp. 68, euro 5,90) che Étienne Pascal scrisse nel 1648 per difendere il suo geniale figlio Blaise, venticinquenne, dalle accuse dell'oscuro gesuita padre Noël a proposito delle teorie sul vuoto in natura. Pascal, con cautela metodologica, sviluppava gli esperimenti di Torricelli concludendo sull'esistenza di «uno spazio apparentemente vuoto», contro l'improbabile esistenza di una «materia sottile» ipotizzata da Cartesio. Nella Lettera a padre Noël la discussione non verte sul tema scientifico, ma sulla sgarbatezza del gesuita (filo-cartesiano), con una lezione di retorica sull'uso delle antitesi e delle metafore che il Presidente Pascal, alto funzionario e matematico in proprio, impartisce con metodo e sarcasmo, «un minacciare in cerimonia», come asserisce il dottissimo curatore Bruno Nacci. Lettura istruttiva, a tratti esilarante.La Breve storia dell'idea di socialismo (pp. 56, euro 5,90) offre a Gallesi il destro per accendere un riflettore su Othmar Spann (1878-1950), pensatore austriaco esponente della cosiddetta «Rivoluzione conservatrice», implacabile oppositore sia del collettivismo, sia dell'individualismo economicista, e favorevole a un progetto sociale non immemore dell'enciclica Quadragesimo anno.La terza novità è il saggio di William Butler Yeats Blake e l'immaginazione (pp. 80, euro 5,90), curato personalmente da Gallesi. Si tratta di due saggi, originariamente apparsi nel 1897 e nel 1905, in cui Yeats, rivalutando William Blake (1757-1827), poeta e autore delle terrificanti illustrazioni della Divina Commedia cui attese anche in punto di morte, traccia una sorta di trasposizione autobiografica.Yeats (1865-1939, Premio Nobel 1923) accolse a Londra negli Anni Dieci del secolo scorso Ezra Pound, che gli fece anche da segretario, nonostante le perplessità sul misticismo esoterico del grande poeta irlandese.«Yeats, in un commento a Blake – spiega Gallesi –, sostiene che la ragione, intesa come insieme di deduzioni tratte dalle osservazioni dei sensi, ci lega alla mortalità perché ci vincola ai cinque sensi, dividendoci l'uno dall'altro laddove l'immaginazione ci schiude la strada verso l'immortalità, unendoci gli uni con gli altri spalancando le porte segrete di tutti i cuori». Questa visionarietà, che rende così inquietante la pittura di Blake, orientò Yeats verso la Teosofia e le filosofie orientali, mentre Pound conservò uno sguardo critico più circospetto.Yeats prese quasi sul serio il verso di Villiers de l'Isle-Adam che volle mettere in esergo del suo libro La Rosa segreta: «Quanto a vivere, lo faranno i nostri servi per noi», ed è interessante riscontrare che lo stesso verso, in migliore traduzione («Vivere? Lo facciano per noi i nostri domestici»), è commentato ironicamente in una poesia che Eugenio Montale scrisse nel 1975 e pubblicò nel Quaderno di quattro anni (1977). Montale riconosce di non possedere la sprezzatura di Villiers e quasi la rimpiange: «Vivere non era per Villiers la vita/ né l'oltrevita ma la sfera occulta/ di un genio che non chiede la fanfara./ Non era in lui disprezzo per il sottobosco./ Lo ignorava, ignorava quasi tutto/ e anche sé stesso. Respirava l'aria/ dell'Eccelso come io quella pestifera/ di qui». Un bel gioco di specchi tra poeti.
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