lunedì 12 gennaio 2004
  «Dove sbaglia la Bibbia». Con questo titolo, una pagina di Repubblica (lunedì 5) è dedicata a un libro ("Oltre la Bibbia") di Mario Liverani (nessuna parentela!), professore di storia del Vicino Oriente antico all"Università La Sapienza, in cui si afferma che nell"Antico Testamento «sono molti gli eventi narrati che non corrispondono al vero». Ma davvero? Checché ne dicesse il celebre "La Bibbia aveva ragione" di Werner Keller, la Bibbia non ha mai voluto essere un"opera storica, se non nel senso di storia della salvezza. Il libro di Keller peccava di "evemerismo" (da Euèmeros, erudito greco del IV-III sec. a. C.), che indica una interpretazione razionalistica e dissacrante della religione: affermava, infatti, la piena storicità della Sacra Scrittura. Questo di Liverani, invece, la nega, ma partendo dal presupposto errato che la Bibbia voglia esserlo. Compie, dunque, lo stesso errore, anche se in senso opposto. Certamente le Scritture ebraiche come quelle cristiane (che per i fedeli sono Parola di Dio: se vogliono capirle, i "laici" e i razionalisti non devono dimenticarlo) narrano una storia, i cui contenuti vanno " questi sì " «oltre» la cronaca, perché la guardano con l"occhio dell"eternità. In questa visione i fatti si trasfigurano e il tempo non è più il "kronos" greco (semplice susseguirsi di accadimenti), ma il "kairós" paolino, vale a dire occasione propizia di salvezza. Dunque è inutile cercare di dimostrare che la Bibbia, in alcune parti, è «una storia inventata»; che Gerico, quando Giosuè vi arrivò, «era già in rovina da quattro, cinque secoli»; che la conquista della Terra promessa è piuttosto «una colonizzazione di terre nuove»; che il numero delle dodici tribù di Israele «è artificioso» e che «di Salomone non c"è traccia» storica. Sapevamo già, per esempio, che alcune cose sono riprese da tradizioni o testi preesistenti di popoli vicini; che le idee stesse di Dio e di vita oltre la morte crescono e si perfezionano dalla Genesi a Malachia. E del resto i cosiddetti Libri storici sono appena un terzo del totale e non sono forse i più importanti. La Bibbia o la si prende, anche senza crederle, per quello che essa vuole essere " cioè Parola di Dio rivolta all"uomo attraverso figure, avvenimenti, profezie; e descrizione del progetto di Dio sul suo popolo " o non è altro che una meravigliosa opera collettiva letteraria e poetica, o l"epopea di un popolo perennemente alla ricerca di una patria. Ed è inutile dire che è o che non è quello che essa non vuole essere. E nemmeno che, come fa Corrado Augias (Venerdì di Repubblica, 3 gennaio), è «è un condensato di vicende umane da collocarsi accanto alla pari con quelle di Shakespeare e di Dante» e quindi anche di «ritratti di donne divine».
RITRATTIA proposito di ritratti: qual è «la meglio gioventù»? Il citato Augias è sicuro: «la forza vera del film» trasmesso dalla Rai con questo titolo «è di aver rappresentato uomini e donne colti, laici, impegnati nelle professioni, nei servizi pubblici, nelle imprese» (Repubblica, sabato 3). «Laici», ovviamente. E meno male che di "cattolici" non c"era traccia, altrimenti il film sarebbe da buttare.
© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: