Dopo l'Epifania non scompaiono tutti i Magi
sabato 11 gennaio 2014
Ecosì, riposti i Re Magi nelle scatole, tutto sembra finito. Erano belli con le teste coronate, il viso ambrato ancora pieno di stupore. Peccato chiuderli nel buio di un cartone per dodici mesi, quasi un castigo per aver fatto credere al mondo che esiste la pace, la gioia, la ricchezza senza peccato. Anche l'albero di Natale si è spogliato, in fretta l'altra sera, delle sue palle colorate che correvano in un chiacchiericcio fatto di fruscii e di un tintinnare lieve quasi a volersi raccontare ciò che avevano ascoltato nelle notti di festa: i giovani che si promettevano amore, i bambini che tra i rami d'argento cercavano regali, i vecchi che ricordavano i tempi dell'infanzia. Ma ora basta, tutto va riposto in cantina, dove, senza volere, vi cadono anche le promesse ed i buoni propositi. Non è sempre vero. Cerchiamo di guardare al di fuori delle nostre finestre. C'è Anna che ha le gambe stanche e la carrozzella della quale si serve per uscire di casa ormai vecchia non sembra aiutarla più, ma oggi arriva un giovane che la mette a posto senza chiedere compenso. Me lo racconta lei al telefono piena di meraviglia. Anch'io ho incontrato un angelo l'altra notte quando una gomma della mia macchina era andata improvvisamente a terra. Pioveva sui miei capelli ed era buia la strada. Una persona senza che io l'avessi chiamata, si fermò e quasi in silenzio mise tutto a posto, mi diede la mano e andò via. Dovremmo fare più attenzione agli angeli che ci passano vicino ed essere certi che non siamo soli al mondo. Dovremmo per ogni cosa cercare una ragione ed un rimedio, accettare anche la pietà, se non la comprensione, degli altri. Offrire sempre comunione e solidarietà, guardare anche ai fatti della vita civile cui apparteniamo non solo con la critica spesso inutile, ma cercare nel nostro piccolo angolo di costruire in modo positivo. Se leggessimo con attenzione le pagine della Bibbia scopriremmo che il primo comandamento riguarda il nostro vivere in società: «crescete e moltiplicatevi, sottomettete la terra». Il che vuol dire conquistatela con il progresso, con il lavoro, con le arti, con la scienza, cioè vivi una vita sociale e dedica le tue cure alla collettività. Mio padre aveva allargato questo pensiero richiamando le parole dell'Ecclesiaste dove dice che il mondo con le sue ricchezze, con i suoi misteri affidò Iddio agli uomini, alle loro dispute, ai loro sforzi di progresso e di ricerca del vero bene. Il nostro compito diventa quindi collettivo, un lavoro di unità che può partire dalla comprensione di chi ci sta vicino ed allargarsi fino all'impegno per migliorare l'esistenza di popoli in un progetto di concordia, di equilibrio di iniziative, per un futuro degno di una civiltà migliore, per il progresso di questo mondo che ci è stato affidato.
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