Don Milani e un gran cronista: amicizia e fede (senza paure)
giovedì 24 settembre 2020
“L'Espresso” (13/9 p. 98): «Ciao Pecos Salutaci Basaglia e Don Milani»! Bernardo Valli, grande giornalista della generazione fino a tarda notte a combattere col piombo da collocare, e poi con le telescriventi, prima dell'era dei computer, ricorda Giorgio Pecorini, “Pecos”, leggendario suo «primo capocronista al debutto come praticante». Lo si trova spesso negli scritti di don Lorenzo Milani, per tanti anni partecipe dei suoi sentimenti e delle sue scelte difficili, solo a distanza poi riconosciute. L'8 ottobre del 1959 per esempio don Lorenzo gli scrive: «Ho qui da un mese un contadino montanaro francese di 15 anni allievo di un prete francese che fa nella sua parrocchia di montagna qualcosa di simile a qui. L'ho fatto venire per far conversazione coi ragazzi, è simpaticissimo e in tutta Barbiana non si sente ormai più una parola d'italiano». Accoglienza allo straniero come arricchimento reciproco... E su razzismo e rifiuto dei diversi ancora: «Trovo l'affermazione che i negri non sono più amati ma solo sopportati per amor di Dio gravissima», è un «orribile peccato contro natura di amare per dovere»! Ancora: don Lorenzo il 10 novembre 1959 gli scrive: «...quelli che si danno pensiero di mettere nei loro discorsi a ogni piè sospinto le verità della fede sono anime che reggono la fede disperatamente attaccata alla mente con la volontà e la reggono con le unghie e coi denti per paura di perderla perché sono interiormente rosi dal terrore che non sia proprio tutto vero ciò che insegnano... Nessuno fa conferenze e ingaggia appassionate discussioni per dimostrare che di giorno c'è il sole e di notte c'è buio e così faccio io con l'esistenza di Dio e la storicità del Vangelo. A scuola le discussioni si prendono su argomenti più seri! Cioè su tutto ciò che non è ovvio». Lezione: la fede esibita ad oltranza respinge, professata senza pretese “attrae” e conquista.
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