venerdì 22 maggio 2020
Per chi, come me, è cresciuto in un piccolo paese, la contrapposizione tra Cattolicesimo e il suo «opposto di posizionamento» era all'ordine del giorno, e lo era festosamente. Per «opposto di posizionamento» intendo la fazione comunista, o sedicente tale, le cui radici derivavano spesso dalla vicinanza o meno del «Circolino» rispetto alla propria casa d'infanzia, o dall'idiosincrasia nei confronti di un amico che frequentava la parrocchia. Motivi di alcun rilievo teologico e politico. A Viggiù, in provincia di Varese, 5.000 anime, negli anni Settanta, tutti, ma davvero tutti gli abitanti del paese, alle 11 del mattino della domenica, si recavano a messa. La scena tipica era che i devoti seguivano, ovviamente all'interno della Chiesa, la funzione. Mentre fuori, la restante parte della famiglia, con «L'Unità» sotto il braccio, consumava (si usava così) decine di sigarette parlando a bassa voce per non disturbare la funzione, di pettegolezzi locali o degli stessi valori d'uguaglianza sociale di chi, dentro la Chiesa, li celebrava. Gente semplice, spesso divisa tra chi amava la funzione e chi la trovava noiosa, in una superficialità teoretica che esprimeva un'aspirazione a valori simili, troppo simili, per non dire uguali. Nel sole bruciante delle estati alla fine della messa tutti si riunivano, si amavano più di prima. Quanto mi manca quel tempo.
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