sabato 25 marzo 2017
Ciò che vivranno oggi Roma e i romani, a ben pensarci, non può essere considerato un fatto eccezionale. Perché se sono extra ordinem la concentrazione di manifestazioni di segno opposto in una stessa giornata, il dispiegamento di sicurezza e la visibilità internazionale dell'evento che si celebrerà nella Capitale, purtroppo non lo è invece il senso di "prigionìa" che molti cittadini romani saranno costretti a provare. In un weekend di sole primaverile non potranno godersi le parti più belle della loro città, dopo una settimana di lavoro e di stress, e per di più saranno costretti a evitare il rischio d'essere coinvolti in scontri o violenze di strada. Nulla di nuovo, sotto il cielo della Capitale: è una situazione fisica e psicologica che su questi Colli si ripete con patologica frequenza.
Il caso di Roma è unico al mondo. L'incredibile concentrazione di sedi istituzionali e politiche – dai Ministeri alle Camere, dagli enti pubblici alle Ambasciate e alle Organizzazioni internazionali (oltre naturalmente alla presenza dello Stato del Vaticano) – in un'area così piccola, meravigliosamente fragile e densamente vissuta da millenni come il suo centro storico è un aggregatore di manifestazioni anche di protesta (con le relative esternalità negative) che non conosce paragoni. Difficile avere numeri incontrovertibili: secondo calcoli attendibili, tuttavia, su 52 sabati che compongono un anno solare almeno 30 - in media - sono caratterizzati a Roma da cortei di protesta o manifestazioni in grado di paralizzare una parte della città. Perché, anche quando sono pacifiche, queste iniziativa di protesta ledono fortemente il diritto alla mobilità (bloccando il traffico o inibendo l'accesso ad alcune aree) e la qualità della vita dei cittadini romani. Prigionieri nella loro città.
Tutti hanno diritto di manifestare, esprimendo il loro pensiero nelle forme democraticamente più varie, come sancisce la nostra Costituzione. Ma nessuno sembra considerare e difendere lo speculare diritto della "maggioranza silenziosa" che non protesta, non sfila per le strade, non urla e mai e tantomeno minaccia. E che mentre paga per intero il prezzo che serve a garantire il diritto dei primi, si chiede per esempio perché si scelga la via di
sistematicamente autorizzare qualsiasi iniziativa di protesta in qualsiasi luogo della Capitale, senza mai valutare i diritti di chi vive od opera nella stessa città. O perché tra gli obiettivi di tutela delle forze dell'ordine, oltre alla primaria sicurezza dei cittadini, non sia contemplato anche il decoro della stessa città. Sono domande che temo (anche stavolta) rimarranno senza risposta.
@FFDelzio
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