Dalle Luche e i suoi originali incontri coi non umani
mercoledì 30 settembre 2020
Vegetali, animali. Massimo Dalle Luche (1962), con la sua sesta raccolta di liriche, Per Dono (Book Editore, pagine 88, euro 15), conferma la sua voce timbrica senza tempo, oltre il tempo. Endecasillabi intenzionali o tendenziali giungono da un altrove entomologico e botanico estraniante, di lucciole (lucciche, nel vernacolo massese), in un paesaggio di ibischi, ipomee, ortensie, rose, catalogate non per repertorio, ma propriamente nominate, essendo compito del poeta dare il nome alle cose, anche se i nomi sono tutti nel vocabolario, sfogliando il quale si apprende, per esempio, che l'ipomea è il nome botanico delle campanelle rampicanti che possono essere blu, lilla, bianche e perfino rosa. Ne è stato colpito anche Giuseppe Conte che, nella lettera-prefazione, ammira la «precisione encomiabile» di Dalle Luche nel nominare alberi e fiori, e si commuove per la delicatezza con cui il poeta racconta di un gattino travolto da un'auto nel buio: «L'ho preso per la collottola - era ancora / caldo, mentre perdeva un filo di sangue / dalla bocca - l'ho posato, con leggerezza, / senza farmi vedere, là sul prato vicino. / Fiorirà - ho pensato - tra le erbe. Come fiorisce, / per caso e senza una ragione apparente, / con dio a volte o senza / la pietà». Con la minuscola o la maiuscola, Dio è evocato più volte, magari attraverso angeli e Scritture: "Presenze nel segno del Figlio"; "Angeli e silenzio", con citazione del «messaggero Gabriel»; la Prima comunione «di un bambino che con crede» e «sta seduto ai piedi della croce / con la fitta di una croce nel cuore»; ampie citazioni di san Paolo e Isaia; non senza menzione del Libro dei Mutamenti (l'I King). Vegetali, animali. Talmente fitta è nell'anima e nel cuore del poeta la solidarietà comunicativa anche con i viventi non umani, che il poemetto più ampio, "Altadol" è dedicato a un animale. Il lettore è dapprima incerto se Reif sia un gatto o un cane, ma collegando bene gli indizi si propende per il cane: «Nel corridoio ancora il suo zampettìo», un gatto è vellutatamente silenzioso, non zampetta, dunque è un cane; e se «Oggi venti febbraio avrebbe compiuto / dieci anni», l'allusione è a una longevità meglio canina che gattesca; del resto, «Ora è là nel campo dei trifogli, / oltre la casa, dove andavamo ogni volta / io e lui nei pomeriggi assonnati / e corre all'impazzata, volteggia, / affannando sul tappeto roseoverde»: non può essere un gatto. Ogni residua ambiguità è superata dall'Altadol che sta nel titolo e che, col Deltacortene e il Rimadyl, è annoverato nelle note tra i «farmaci veterinari», e l'Altadol è specifico per i cani. Le ceneri di Reif stanno ormai in un «solido di cartone / sormontato da un rosa di raso bianco», e il compianto del poeta è toccante: «Una domanda. Una nuda / interrogazione di fronte / alla smisurata rovina del mondo. / Ma la sottrazione d'un pezzo / di vita è sempre la stessa, / stessa l'amarezza della perdita. / Dio - un dio che si ritrae / e non ritorna - è anche questo». Il "Dono", nel titolo della raccolta, allude a un piccolo libro di Guido Cavalcanti: «Non perdiamo questa occasione, / non perdiamola…».
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