giovedì 15 maggio 2014
Spunto che dai e racconto che trovi. Nel Magazine on line del Padiglione Italia di Expo 2015, nel primo numero, un mio articolo ha provato a mettere a confronto due posizioni sulla pasta veramente italiana: quella del chilometro zero che vorrebbe solo grano duro di casa nostra e quello del savoir faire, che invece punta sull'italianità del creare, con materie prime che si scelgono ovunque. Dopo neanche una settimana mi scrive il titolare di un pastificio dicendo che dal savoir faire, lui, è passato al chilometro zero, e ora usa soltanto grani emiliani e della Maremma. Ha detto proprio Maremma, per connotare un territorio dove, grazie alla Camera di Commercio, esiste tanto di marchio collettivo geografico. Il grano duro della Maremma Grossetana, infatti, è tutelato da un disciplinare che ne codifica sia la produzione sia lo stoccaggio e tutto è prodotto secondo un concetto di basso impatto ambientale (rotazione delle colture, concimazione frazionata con distribuzione di macro-elementi in dosi controllate; divieto di irrigazione con acque da impianti di trasformazione e con elevata salinità. E infine utilizzo di tecniche per uno sviluppo non forzato della pianta). Il grano che ottengono ha dunque un basso valore di umidità, un elevato peso specifico, un buon contenuto di proteine che portano a un alto valore nutritivo. Ho poi assaggiato quella pasta e ne ho avuto soddisfazione. Ma alla fine mi sono chiesto: cos'è l'Expo se non il racconto dei territori italiani, che talvolta fanno fatica a venire allo scoperto, grazie a una ricchezza inaudita di produzioni? In Maremma, da oggi fino a domenica hanno deciso di fare una cosa che rappresenta l'esempio di quello che tutti i territori dovrebbero fare: mettere a sistema tutto ciò che di buono hanno. Dal vino, all'olio, e poi il pecorino, il prosciutto, il pesce dimenticato. Ma anche la storia degli etruschi, i cavalli che da Roma lungo la via Clodia domenica arriveranno a Grosseto, il golf, le terme, i cantori della tradizione popolare, insomma l'Italia che è bellezza, musica, arte e gusto: in un microcosmo lo specchio di un intero Paese. E in tre giorni un modo di come si può creare un palinsesto di sei mesi, durante l'Expo. Pochi ancora lo hanno fatto, e non basta dire la celebre frase «Le nostre eccellenze non sono seconde a nessuno». Bisogna metterle insieme, bisogna raccontarle e farle raccontare dai giovani. L'Expo è una grande occasione di comunicazione, ancora più oggi dove l'evento viene associato alla macchietta dell'italiano poco onesto. Non è giusto, non lo è almeno per quei giovani (e meno giovani) che, in Maremma e altrove, ci credono.
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