Dall'antica Roma alle gioie della vecchiaia: attualità delle pagine di Seneca
sabato 6 marzo 2010
«Che libro stai leggendo?» «L'ultimo di Camilleri». «Ho capito, sono cose che abbiamo già visto alla televisione, o no?» «Non tutte. E tu?» «Leggo le Lettere a Lucilio di Seneca». «Non ho idea di chi possa essere, ma il volume ha una bellissima rilegatura. È divertente?» «In un certo senso sì, perché ti fa riflettere su come le cose si ripetano nella storia e su come noi non impariamo niente». «E allora perché lo leggi?» Solo per cambiare i nomi dei protagonisti di una stessa storia. Guarda, siamo nel 4 a.C. e Lucio Anneo Seneca nasce a Cordova, in Spagna. Tre anni dopo nasce Gesù in Palestina, sotto Augusto. Muore Tito Livio autore della monumentale storia romana e Tiberio si ritira a Capri. Caligola cade in una congiura di palazzo, Seneca è senatore quando Paolo di Tarso, San Paolo, comincia la sua predicazione a Roma. Poi Nerone bambino viene affidato a Seneca per la sua educazione mentre appare sul cielo di Roma una cometa. Seimila zattere trasportano dal porto di Ostia, attraverso il Tevere, fino a Roma le derrate alimentari necessarie alla città. La gente si lamenta per il troppo traffico mentre sotto il governo di Claudio vengono condannati 35 senatori e confiscati i loro beni. Gli scritti di Seneca, moltissimi che qui non ti elenco, hanno grande successo mentre vengono istituiti i ludi neroniani quinquennali nel teatro di Pompeo. Tacito scrive che per trattenere la follia di Nerone, Seneca gli concesse di guidare in corsa una quadriga in quella valle che è ora il Vaticano. Seneca infine viene allontanato da Nerone e si rifugia in una villa in campagna. È qui che scrive le lettere a Lucilio che sto leggendo. La vita di questo scrittore dell'antichità cammina assieme all'espandersi del cristianesimo nell'impero romano, anche se dovrà subire infiniti martiri prima di emergere dalle catacombe liberamente. Leggevo oggi la pagina che porta il titolo «Anche la vecchiaia ha le sue gioie» che Seneca scrive quando va nella sua villa vicino a Roma e si accorge che anche le pietre con le quali era stata costruita si sfaldano, che i platani sono stati trascurati, e dice a se stesso che non è colpa di un abbandono, ma che è una naturale vecchiaia che colpisce anche le cose. Egli dice: «In tutte le cose a cui ho rivolto lo sguardo ho visto riflessa la mia vecchiaia. Accogliamola di buon grado e amiamola; può dare tanta gioia a chi sa goderne. Gli ultimi frutti dell'albero sono i più saporosi. È molto bella la giovinezza quando volge al suo termine. Ai bevitori è particolarmente gradita l'ultima coppa, quella che dà l'ultimo tocco e li sommerge nell'ebbrezza. Ogni piacere ha il suo punto culminante quando sta per finire...». E termina questa lunga pagina con una frase di un uomo che non spera nell'esistenza di un'altra vita, ma che accetta la sua con serenità: «Se Dio ci concederà un altro giorno, accettiamolo lieti. È un uomo davvero felice e ha il pieno dominio di sé colui che aspetta il domani senza trepidazione. Chiunque può dire: ho vissuto, s'alzerà domani per guadagnare una nuova giornata». «Mia cara, forse è un bel libro, ma io preferisco il mio Camilleri che mi racconta le storie di oggi.» «Perché? Ti sembrano diverse da quelle di ieri? Non ci sono anche qui violenze, morti incomprensibili, congiure e giorni di gioia, sorrisi di bambini e follie di adulti?»
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