sabato 4 aprile 2020
Mi piacerebbe avere già il titolo di questo modesto articolo per inventarlo, distruggerlo e poi rifarlo, quasi fosse la pasta del pane che si fa maneggiare, accarezzare e dividere in tante piccole parti e ognuna diversa dall’altra nella forma, ma uguale nel sapore e nel profumo. Vorrei essere vicina a voi che siete costretti ad essere soli e raccontarvi le storie che inventavo per i miei figli quando erano bambini. Non mi piaceva leggere quelle favole piene di esseri inesistenti, creati dalla fantasia degli scrittori di una volta e preferivo
parlare di qualcosa che potesse essere vero nel loro tempo o in quello in cui si pensava fosse nato il mondo. Perchè la nostra fantasia non crea, come si crede, ma legge il tempo che è stato e, anche se annebbiato, quello che sarà. Niente la nostra mente può inventare, semplicemente legge ciò che ci sarà fatto vedere in seguito. Quante volte ci siamo meravigliati di veder pubblicare cose che avevamo già pensato senza per questo immaginare la loro realtà. Così siamo disposti a credere alle novità che gli uomini di scienza ci pongono davanti senza chiedere spiegazioni che non sapremmo neppure comprendere, ma che nella nostra coscienza non hanno risposte negative. Allora quando siamo davanti a un cielo stellato, a un mare che pare infinito abbiamo quasi paura di non vederne i confini, e ci chiudiamo nelle nostre stanze
per conoscere i limiti del nostro vivere. E’ bene avere qualcuno vicino per guardare un cielo carico di stelle in una notte d’estate... Ne ricordo quasi una pioggia infinita che mi venne addosso
in un deserto della terra d’Africa e mi fece cadere sulla sabbia tanto mi sembravano vicine e quasi mi fosse necessario difendermi. Voi che oggi siete costretti a restare chiusi nelle vostre stanze imparate ad aprire le finestre di notte e a leggere quel cielo che non avete mai il tempo di guardare, ma del quale solo vi difendete se piove o c’ è troppo sole. Invierà tante domande alle quali dovrete rispondere e non sarà troppo facile, ma scoprirete dentro di voi una sensibilità sconosciuta, una curiosità verso la verità che non sapevate di avere, una ricchezza di risposte nuove. Questo silenzio e la mancanza di quel rumore infinito che gira come un turbine attorno ai nostri giorni, ci regalerà del tempo sul quale non avevamo fatto programmi e ci troveremo qualcosa in più, qualche ora da usare tutta per noi, per i nostri interessi dimenticati, per le scoperte perdute di alcune nostre capacità dimenticate per mancanza di tempo. Le ore senza lavoro che adesso consideriamo perdute, se usate con interesse possono diventare, più tardi quando tutto sarà dimenticato, un ricordo positivo della nostra vita. Come qualcosa che ci ha insegnato a distinguere il necessario dal superfluo, la generosità dell’invidia, l’uguaglianza
dalla superbia e quel sospiro di pace che i nostri anziani ci hanno lasciato con l’ultimo respiro.
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