domenica 15 gennaio 2012
L'obiettore di coscienza (per l'aborto, e solo costui) – scrive Il Fatto
è «senza coscienza». Non è «politica» (come quella contro il servizio militare), ma solo «individualistica», perché «consiste nel dire di no per paura, conformismo, superstizione, soggezioni a dogmi imposti dall'alto e non mira a niente se non a mettersi "l'anima in pace"». Dopo questo giudizio così acuto, ecco la spiegazione: «Qui l'obiezione è del tutto addomesticata visto che non c'è una legge a cui si deve disubbidire» (in realtà c'è la legge morale che obbliga a "non uccidere") e perciò «la coscienza è tutt'altro che cosciente, visto che la stragrande maggioranza» di chi la pratica «non risponde a un dettato interiore, ma a pregiudizi o alle paure attivate dai dogmi ecclesiastici». E qui la stupida irrisione: «Dio vi giudicherà». In più, «mentre il lato eversivo [del servizio militare] è diventato legale, il lato intimo, la legge interiore, la coscienza, è diventato offensivo, a volte violento». Accuse risibili più che gravi, che non vale la pena di contestare. Resterebbe però possibile, ma lo eviteremo, il contrappasso: giudicare «il lato intimo», la coscienza di chi ha messo insieme tante offese, pregiudizi, generalizzazioni e stupidità. Limitiamoci e chiedere perché mai chi attacca i diritti fondamentali della coscienza, reclami invece "diritti civili" inesistenti come aborto, droga, eutanasia, manipolazione genetica, fecondazione artificiale, "matrimonio" omosessuale, scelta del genere. Tutte cose che con la coscienza nulla hanno a che fare e sono, queste sì, eversive del bene comune. Infine, mentre l'obiezione al servizio militare è solo di principio e valida per ipotesi (un conflitto) non dell'oggi, quella per l'aborto riguarda una tragica massiccia attualità: 5.102.543 esseri umani fatti morire in 40 anni. Come Roma, Milano, Napoli e Catania spazzate via insieme da uno tsunami legale.
Chi calcolerà lo spread tra coscienza e legalità?
OSSEXIONI
La crisi (di dignità) ha ormai investito anche i giornali. Non tutti, ma, per esempio, Il Fatto e Libero per il loro inserto domenicale – Il Misfatto e Veleno – che vorrebbero essere satirici, ma che della satira sembrano conoscere (in misura diversa e soprattutto Il Fatto) solo il volto meno satirico: quello osceno. Oppure Il Giornale, che giovedì 12 si apriva, in un titolo a tutta pagina, con una parolaccia. I due cugini Libero e Giornale hanno anche pubblicato, senza neppure un velo di copertura locale, la foto dei quattro marine che orinano sui corpi di due talebani uccisi: roba da voltastomaco. Evidentemente chi ha deciso di pubblicarla pensava, con scarsa stima dei suoi lettori, che questi l'avrebbero invece morbosamente gradita. Lo stesso giorno La Repubblica destinava tre pagine e Il manifesto quasi una a un film ("Shame", vergogna!) che sarebbe «un racconto morale (o moralista?)» che mostra in modo esplicito le vicende degli "ossexionati": «Ci sono tutti gli ingredienti», compresa «l'adesione alla (o l'attenzione per la) omosessualità». Come se in giro non ci fosse già abbastanza ossessione sessuale soprattutto nel cinema e in tv (negli studi televisivi gli spettatori applaudono solo le parolacce e le battute di sesso). È «la malattia – ammette Il manifesto – che sta distruggendo l'Occidente».
Chi calcolerà lo spread tra buon gusto e "ossexione"?
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