domenica 14 aprile 2013
Per cacciare via questi pensieri Erode il Grande prova ad alzarsi. Questa è l'ora peggiore per lui, quando la mattina si rompe e le forze non gli bastano. Il cancro gli sta divorando la bocca, gli impedisce di mangiare gli infusi che gli preparano i medici. E da tempo anche le donne non danno vigore al corpo sfatto. Ha dolori allo stomaco. Non digerisce, non trattiene più in corpo nulla. Servi muti cambiano le sue vesti e lo lavano ogni mezzora. La morte sta stendendo la sua ala buia su di lui. Il re lo sa. E per cacciare anche questo pensiero prova a concentrarsi sulle questioni della successione. Nel testamento ha scritto: Archelao. Ma ancora non lo ha mandato a Roma per avere il suggello da Augusto. Il regno dovrà essere suo. A Filippo e ad Antipa lascerà altre parti di territorio con i titoli di Tetrarca. Il fiato fatica a venire, ma si sente più forte. Forse la morte si tiene lontano con il potere e la crudeltà. O il gorgo lo sta per afferrare. Non sente più dolergli il cancro al volto e al ventre. Anche lui, Erode il Grande, sta finalmente diventando un'ombra. Apre la bocca per gridare il nome di Mariamne. Ma quel che esce è solo un grugnito disgustoso che sfinisce come un pianto di bestia. Gli inservienti abbassano la testa ed escono. È l'ora.
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