Campi europei, partita riaperta
sabato 17 aprile 2010
L'agricoltura italiana vince in Europa, almeno in fatto di qualità. Si tratta di una buona base di partenza per il dibattito sul futuro della Politica agricola comune (Pac) che la Commissione Ue ha lanciato proprio in questi giorni, al quale, però, il settore arriva ancora una volta trascinandosi dietro alcuni problemi che appaiono insormontabili. A partire da quello dell'eterna distanza fra prezzi al consumo e prezzi alla produzione, passando per le difficoltà lungo la strada dai campi alle tavole e dalla forte conflittualità che caratterizza i rappresentanti del comparto.
In fatto di qualità e denominazioni, in ogni caso, nessuno sembra in grado di batterci. L'Italia, infatti, ha dalla sua oltre 200 Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp (Indicazione di origine del prodotto), oltre che due Stg (Specialità tradizionale garantite) che la mettono davanti a Francia e Spagna, ma che, soprattutto, significano un fatturato al consumo di 10 miliardi di euro, esportazioni pari a 2,3 miliardi e qualcosa come 98.200 aziende agricole oltre che 7600 strutture di trasformazione artigianali e industriali coinvolte. Numeri da capogiro che, come si è detto, costituiscono una buona base di partenza per partecipare al dibattito europeo, che fra l'altro sarà uno dei primi impegni del neoministro italiano alle Politiche Agricole, Giancarlo Galan. Una discussione che, per ora, eviterà accuratamente i due scogli più importanti: le risorse finanziarie da mettere in gioco e gli strumenti su cui spenderle, ma che potrà orientare le nuove misure della Pac verso una più forte apertura dei mercati oppure il mantenimento degli attuali vincoli.
Proprio il nuovo responsabile del dicastero di via XX Settembre a Roma, tuttavia, dovrà fare i conti anche con altri numeri. Ad iniziare da quelli impietosi resi noti proprio ieri relativamente all'andamento dei prezzi che, al consumo, sono rimasti pressoché fermi, mentre alla produzione sono mediamente scesi del 10%. Una situazione che, ha fatto notare Coldiretti, è andata a svantaggio non solo dei produttori, ma anche dei consumatori. Il risultato? Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, circa 100mila aziende agricole sarebbero a rischio di chiudere entro breve tempo, senza contare che nell'ultimo decennio la crescita dei costi di produzione sarebbe stata del 350%, mentre nello stesso periodo i redditi degli agricoltori italiani sarebbero crollati del 30%. Difficoltà sempre più grandi, quindi per gli agricoltori che, ciò nonostante, ha fatto notare Confagricoltura, sono riusciti, per ora, a dare un forte contributo al contenimento dell'inflazione in Italia ma che potrebbero presto abbandonare la partita È da questi dati diversificati e contraddittori che il nuovo responsabile delle Politiche Agricole dovrà muovere per rispondere positivamente alle aspettative del mondo agricolo che, per ora, gli ha dato fiducia.
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