venerdì 28 novembre 2003
Bisogna andare indietro nel tempo per scoprire l"origine delle fette biscottate, anche se chi ha fatto il servizio militare, avrà avuto modo di conoscere il parente povero di questa tipologia preferita per la colazione che è la galletta. Si tratta infatti di un pane biscottato a forma piatta e tonda confezionata con farina, acqua e senza lievito. Una volta essiccata al forno rimane praticamente priva d"acqua ed è capace di resistere ad una lunga conservazione. Oggi l"accezione galletta riguarda invece un tipo di biscotto dolce oppure, talvolta, un particolare pane prodotto per scopi dietetici. Il pan biscotto tuttavia fa parte di un"antica tradizione che ha il suo fondamento nella bassissima lievitazione. È lo stesso principio di quei tipi di pane molto in uso nel Sud Italia, che poi vengono inzuppati in acqua e conditi con pomodoro e origano e portano il nome di friselle o frisine. Anche in molte preparazioni di mare subentra questo tipo di pan biscotto, ad esempio in un piatto come il cappun magro. E questo perché era un ingrediente fondamentale della cambusa di ogni marinaio. Il termine «biscottare» deriva dunque dal cuocere due volte, esattamente come avviene per le fette biscottate e per i suoi simili che sono presenti molto spesso nell"utilizzo del passato come in quello odierno. La fetta biscottata, fra tutte, ha la caratteristica della leggerezza e della fragranza ed il prototipo più interessante che abbiamo assaggiato è il biscotto fagoccio che producono alla Pasticceria Pignone di Pieve di Teco. Viene prodotto con farina manitoba, zucchero, lievito e sale. Nasce dopo una lavorazione lunga e dopo sedici ore di lenta lievitazione che in questo caso contribuisce alla leggerezza e alla fragranza. Colpisce il colore di nocciola ben tostata e la croccantezza che invita ad imburrare la fetta e a cospargerla di una buona marmellata fatta in casa. Riporta ai sapori dell"infanzia, ma rende anche memorabile una colazione energetica.
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