Boyer: l'amore, Sanremo e la scialba antropologia
venerdì 18 marzo 2022
C'erano una volta le canzoni d'amore, e anche le poesie. Umberto Saba: «Amai trite parole che nessuno / osava. / M'incantò la rima fiore / amore/ la più antica, difficile del mondo»... Da una finestra all'altra, massaie e servette, nelle belle mattine, cantavano le canzoni di Carlo Buti (il primo amore non si scorda mai!), di Norma Bruni (tu, solamente tu!), di Claudio Villa, di Nilla Pizzi, e al festival di Sanremo non mancavano mai: spesso lamenti di maschi narcisi e di femmine deluse e tuttavia ostinatamente innamorati. Una squisita cantante francese, Lucienne Boyer, lanciò nel 1930 una canzone che fece il giro del mondo: Parlez-moi d'amour: «Ditemi ancora tenere frasi, / i vostri bei discorsi il mio cuore / non si stanca di sentirli...» e se «sul fondo non ci credo, / voglio ancora ascoltare le parole che adoro» (traduzione mia). Si narra però che la Boyer fu così ossessionata dal successo della canzone, stufa marcia che tutti coloro che incontrava le ripetessero «parlez-moi d'amour», che se ne fece scrivere un "seguito" (1933): Parlez-moi d'autre chose. Per favore, parlatemi d'altro! È dal tempo dei Trovatori, dell'Amor cortese e del Dolce stil novo che l'amore è stato un tema dominante della poesia e della musica, il sentimento più necessario, più comune, più forte di tutti - declinato in mille modi e sotto ogni profilo... E il bisogno di cantarlo, si trattasse di un amore felice e soprattutto se infelice, ha attraversato la storia e la geografia, ha travolto i colti e gli incolti, i "civilizzati" e i "selvaggi", tutti... È davvero impossibile catalogare i suoi esiti letterari e musicali, ma certamente il canto d'amore fu più diffuso quando l'immagine (e la condizione) della donna era quasi esclusivamente ridotta a quello, nel lamento delle donne e degli uomini non-ricambiati, e parlava assai meno degli incontri felici, dei momenti felici. E oggi? Si continua a pensare molto all'amore anche se poco lo si canta. Ma anche l'amore è cambiato? Schiere di scialbi antropologi del nostro presente ragionano con scarsa profondità sui nostri usi e costumi. Ma anche loro, come tutti, sono mutati? E anche l'amore, davvero non è più quello di una volta?
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