Bonifacio VIII il Pontefice che «inventò» l'Anno Santo
sabato 12 marzo 2022
Papa Francesco l'11 febbraio scorso ha «annunciato» il Giubileo del 2025. Il primo fu quello indetto per il 1300 da Benedetto Caetani, di Anagni, papa Bonifacio VIII. Nasce attorno al 1235, giovanissimo è già canonico di Todi, dove lo zio è vescovo-principe. È celebre anche come grande esperto di diritto. A lui, da papa, si deve una prima grande riforma delle leggi canoniche: il suo famoso «sesto libro» vi mise ordine per secoli. E proprio come giurista per conto di 3 o 4 Papi lui negozia in mezza Europa armistizi e paci non solo tra nazione e nazione, ma anche tra preti e frati in lite. Per questi meriti nel 1280 Martino V lo fa cardinale. È passato alla storia anche per la successione a Celestino V. Non è vero, forse, che nel 1293 «costrinse» Celestino V alle dimissioni, ma quando questi gli chiese consiglio come uomo del diritto, lui non lo dissuase: anzi. Il 24 dicembre 1294 a Napoli lo fanno Papa e lui torna subito a Roma: sulla Curia è un ciclone. Le idee chiare tagliano come spade: lui castiga e depone a man salva. Da Papa pensa anche in grande: con una flotta di 60 navi che a Capo d'Orlando sconfigge gli Angiò si riprende la Sicilia, poi la regala agli Aragona. Tra tante cose fa guerra ai Colonna, potenti e prepotenti. Nel maggio 1297 ne scomunica in un solo colpo due, per di più cardinali, Giacomo e Pietro. Sono vicini agli Aragona - e potrebbe passare - ma anche ai Celestini e ai Gioachimiti, che hanno nostalgia del mite Celestino, dicono che è un Papa «falso e spergiuro» e pubblicano persino una «Vita del papa Malefacio»! È lui? Fa radere al suolo Palestrina, terra dei Colonna: così imparano! Sulle tasse al clero litiga con Francia e Inghilterra, e vuole la Scozia indipendente. Interviene a Firenze tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri: un vespaio! Ci andò di mezzo anche Dante, che se la legò al dito e lo mise all'Inferno! Detto e fatto: Canto XIX. Negli ultimi anni la sua lotta con i Colonna e con il re di Francia Filippo IV il Bello è senza tregua. Lui riafferma con forza il potere di Roma e del Papa: 3 Bolle papali. La più famosa fu l'«Unam Sanctam»: tutto il potere del mondo è in mano a me, Papa, e poi - perbacco! - nessuno mi può giudicare! Allora non era una canzone. Fu scontro finale con la Francia e con i Colonna fino all'assedio di Anagni, 7 settembre 1303: il giorno dello schiaffo. Nogaret, consigliere di Francia, e Sciarra Colonna non osano ucciderlo. Lo faranno col suo successore: Benedetto XI. Lui torna affranto a Roma, ma gli resta un solo mese. L'11 ottobre muore. E il Giubileo? L'aveva proclamato “li 22 di febbraro 1300”, facendolo valere dal Natale precedente. Durata: fino al Natale seguente, ma lo prolungò fino a Pasqua 1301. I cronisti del tempo raccontano che arrivarono a Roma due milioni di persone. Bella gente: Carlo di Valois, Filippo il Bello, Carlo Martello d'Ungheria, il “musico” Casella, Cimabue con Giotto al seguito e probabilmente anche Dante Alighieri. Andò benissimo, anche nei conti: 30mila fiorini sulla tomba di san Pietro, 21mila su quella di San Paolo. Coi proventi dei pellegrini lui rifece mezza Roma. Aveva detto «si ripete ogni cento anni», ma parlando terra terra «l'appetito vien mangiando» e dopo 50 anni ne fecero un altro, poi dopo 40, e alla fine ogni 25. L'idea è piaciuta: nel programma originale del 1300 quello del 2000 avrebbe dovuto essere l'VIII, proprio come Bonifacio…Oggi stiamo attorno al 30!
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