venerdì 18 maggio 2018
Appello a quei professori un po' settari e ai loro alunni un po' bulletti, un gesto di ribellione collettiva potrebbe essere quello di cominciare a leggere Luciano Bianciardi. Partire dal suo romanzo "La vita agra" e arrivare al calcio, visto che «una partita di pallone in ogni mio libro ce l'ho sempre messa», s'inorgogliva lo scrittore grossetano. Bianciardi è stato un anarchico dinamitardo delle patrie lettere e del giornalismo sportivo in cui ha lasciato il segno con la rubrica "Così è se vi pare", sul "Guerin Sportivo" di Gianni Brera. Filosofo più di Manlio Scopigno, con tanto di laurea conseguita alla Normale di Pisa, si permetteva di stilare una Nazionale di 11 azzurri omonimi di altrettanti ottimi scrittori (tridente De Robertis-Porta-Prati), stilando pagelle e dando «nove» a Gigi Riva e «dieci pieno» a Italo Calvino. «Il fuori gioco mi sta antipatico, come tutte le regole che limitano la libertà di movimento e di parcheggio», fu il suo slogan, lanciato negli anni 60, arrivato fino in Francia, ripreso, con tanto di rubrica (sull'"Equipe") dal più anarchico dei maestri di campo, l'argentino Marcelo Bielsa. "El Loco" è un bianciardiano di ferro, come già Enzo Tortora che con l'amico Luciano condivideva pensieri al vetriolo, purtroppo attuali: «Dalla dirigenza Rai a quella dei club, l'irresponsabilità illimitata dilaga».
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