Basta coi ritardi se vogliamo il bicchiere mezzo pieno
mercoledì 6 maggio 2020
Da ieri echeggiano le dichiarazioni dello scrittore francese Michel Houellebecq secondo cui «il mondo sarà uguale, solo un po’ peggiore». Sì, forse, anche no, chi può dirlo? Certo è che se ieri la raccolta fondi per il vaccino promossa dalla Ue ha raccolto 7,4 miliardi di euro (senza Stati Uniti, Cina e Russia) forse non è così. Ma c’è anche la raccolta promossa il 25 aprile a favore dei meno abbienti, che ha superato i 450mila euro di donazioni private. Basta capire come si vede il bicchiere: mezzo vuoto, per chi dice che saremo più tirchi perché colpiti dalla sindrome del risparmio; mezzo pieno, quando si legge che le aziende hanno incrementato le donazioni di derrate al Banco Alimentare... Un dato è certo: non se ne esce in ordine sparso. E questo è anche un monito per i pentastellati da cui, a fronte della proposta del ministro Bellanova di regolarizzare i migranti per impiegarli nei campi, si apprende che «non è una priorità del governo». Intanto marciscono le fragole e tutto il resto, a dimostrare che le priorità le indica la realtà, più che i distinguo dei partiti. Ma è nebbia in Val Padana anche sul tema dei voucher e l’incapacità di fare sintesi ci mette nella posizione dei ritardati («Uno scoppio che non si verifica al momento dell’urto», dice il dizionario, dove scoppio sta per decisione). Lunedì pomeriggio Assoenologi ha promosso una diretta su facebook, moderata da Bruno Vespa, sul comparto vino. C’erano produttori, opinionisti e il ministro Bellanova che di concreto ha messo sul piatto il provvedimento della distillazione volontaria e della riduzione delle rese in vigna (la “vendemmia verde”). Poi vaghe idee sulla promozione e il ritornello che il vino è strategico per il turismo e per l’immagine del Belpaese. Ma, al di là di proclami come l’alfabetizzazione digitale e 80 milioni di euro stanziati dall’Europa per l’agricoltura (praticamente nulla), la sensazione che si è avuta è di essere lontani dal Piano Marshall invocato da più parti. Così ridurre l’Iva sul vino appare una proposta sconcia, anche se tutti dicono che il vino è strategico: bella consolazione. E si sta a guardare una catena della filiera spezzata con un atteggiamento di persone inermi e tarde, e pochi sforzi per riaggiustarla.
Ristoranti e pubblici esercizi sono al palo, anche se ogni giorno appaiono immagini di locali con più plexiglass che muri, per segnare una volontà di riaprire in sicurezza. È boom di take away e delivery per restare a galla, mentre il gourmand di turno fa lo schizzinoso se il cibo viene servito in una vaschetta. E qui il bicchiere del pensiero torna ad essere mezzo vuoto. Ma noi proprio non vogliamo essere dei ritardati.
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