Antony torna a casa (Guerra e pace d'Africa)
martedì 14 settembre 2021
Nel 1990 Antony aveva 13 anni. La guerra, iniziata da Charles Taylor alla fine dell'anno precedente dai confini con la Costa d'Avorio, era arrivata fino al suo villaggio. Dopo l'uccisione del presidente Samuel Doe, che aveva preso il potere con un sanguinoso colpo di stato, lui, la famiglia e migliaia di altri liberiani erano fuggiti via nave fino ad Accra, nel Ghana. Antony ha vissuto per 5 anni in un campo profughi, alla periferia della città. Poi, ormai diciottenne, è tornato nel suo Paese, nella capitale Monrovia, sperando in una vita normale. Il destino l'attendeva l'anno seguente: il 6 aprile 1996. Una data che gli abitanti di Monrovia non dimenticheranno perché in quel giorno si scatenò una caccia all'uomo nei quartieri della capitale, protagonisti i gruppi ribelli che si contendevano il potere. Antony si mette in salvo, da solo, su una nave privata per il Ghana. Stavolta si ferma poco più di un anno nel campo e poi, nel 1997, parte per l'avventura nella confinante Costa d'Avorio. Qui, nel 1999, il colpo di stato del generale Robert Guei lo sorprende e lo spinge in Mali per tentare di approdare in Algeria.
Bloccato ancor prima di raggiungere la frontiera, Antony torna per la terza volta in Ghana, nel campo profughi, ancora e sempre abitato da migliaia di liberiani. Con l'idea di abbandonare l'Africa delle guerre che lo inseguono, Antony parte per il Burkina Faso, passa il Niger e raggiunge la Libia l'anno seguente, il 2000. Ma anche Bengasi diventa luogo di scontro tra miliziani e vengono coinvolti anche i migranti. Antony, che avrebbe voluto raggiungere l'Italia, l'anno seguente torna con mezzi di fortuna in Niger, e scivola verso il solito Ghana, con la speranza di entrare nelle liste degli ammessi negli Usa. Antony non si dà per vinto e parte per Cotonou, nel Benin, e poi ritenta, senza successo, di raggiungere l'Algeria e, da lì, la Spagna attraverso il Marocco. Ritenta lo stesso viaggio nel 2006 e due anni dopo è espulso dall'Algeria, dove ha potuto lavorare nei cantieri, e si ritrova in Niger nel 2008. Non pago delle precedenti disavventure torna in Algeria per la terza volta e, con l'idea di raggiungere l'Arabia Saudita passa per il Sudan attraverso il Camerun et il Ciad. Nel 2010 torna ancora a Niamey.
Cerca un prestito e trova un'accusa di falso, passa così qualche mese in Casa di detenzione. Poi, si impegna a mettere assieme i suoi compatrioti migranti a Niamey e intraprende, senza grande successo, piccole attività commerciali. Tra un soggiorno e l'altro, gli nasce una bimba che ha appena compiuto 10 anni e vive con la madre. Ora Antony sta tornando in Liberia, dopo venticinque anni di guerre, colpi di stato, detenzioni, espulsioni, illusioni tradite e frontiere che si allontanano. Prepara con apprensione il suo rientro in una patria che non lo ricorda. Ha conservato i contatti con la sorella e il fratello, entrambi più giovani di lui, è il primogenito di sua madre che spera abbracciare presto. Antony vorrebbe passare qualche mese nella capitale Monrovia. Sua figlia si chiama Leila che significa “nata durante la notte”. Lui arriverà di mattina presto, al nascere di un nuovo giorno.
Niamey, 12 settembre 2021
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