Antonia Pozzi: ma pubblicare «tutto» giova alla poesia?
mercoledì 28 gennaio 2015
Rispondo in corsivo ai paragrafi di una lettera che il Direttore mi ha girato perché riguarda questa Rubrica.Gentile Direttore, in quanto curatrici dell'epistolario di Antonia Pozzi Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere 1919-1938 (Àncora), inviamo una risposta all'articolo di Cesare Cavalleri «Gli scritti di Antonia Pozzi, più poesie che diario di un'anima», apparso su «Avvenire» il 14 gennaio.1. Cavalleri elogia il lavoro «di forbici e di accetta» dell'avvocato Pozzi sulle poesie di Antonia pubblicate da Mondadori nel 1948. Sa, Cavalleri, che in questa operazione il padre non si limitò alla scelta dei testi, ma giunse anche alla sottrazione di interi versi e di intere parti di molte poesie, alla sostituzione delle parole dell'autrice con parole proprie, alla modifica di vari titoli e, addirittura, all'eliminazione dai quaderni manoscritti delle pagine contenenti le due liriche Lamentazione e Il volto nuovo, allo scopo di tramandare un ritratto idealizzato della figlia? Su tutto ciò possono testimoniare le carte dell'Archivio Pozzi di Pasturo, ultimamente donate dalla congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue al Centro Internazionale Insubrico di Varese. Un autore vale per quello che scrive in prima persona o per i tagli e le correzioni operati da altri sui suoi testi? Da quando la critica letteraria ha fatto un tale salto di qualità? Questo, Cavalleri, chiama «encomiabile senso critico»?Con Montale ho tenuto (e tengo) distinto nel lavoro di Antonia Pozzi il «diario di un'anima» dal «libro di poesia». Antonia, purtroppo, non ha pubblicato nulla in vita ed è pensabile che, in vista di un'eventuale pubblicazione, lei stessa avrebbe operato delle scelte e delle correzioni, dato che, come scrisse a Dino Formaggio il 28 agosto 1937, credeva «alla dura fatica di lima e di scalpello, alla lotta continua, sanguinosa, contro se stessi, contro i propri "cancri" giovanili, contro l'enfasi, contro l'involuzione, contro l'eccessivo lirismo». Questo lavoro di editing è indispensabile per ogni libro e ho ricordato gli encomiabili interventi di Ezra Pound su Thomas Eliot e di Vittorini sul giovane Quasimodo. La differenza, non piccola, fra l'editing di Pound e di Vittorini e quello dell'avvocato Pozzi sulle liriche della figlia, è che nei primi due casi era stato compiuto col consenso degli autori, cosa impossibile per poesie "postume". Pubblicare "tutte" le poesie di Antonia, che non sono tutte dello stesso livello, è letterariamente dannoso, e in uno scritto del 1989, citato nella bibliografia on line a cui rimandano le curatrici, avevo mostrato, con esempi, che il lavoro «di forbici e di accetta» aveva assai spesso valorizzato gli originali. In ogni caso, dobbiamo gratitudine all'avvocato che, anziché tenere per sé (o distruggere) gli scritti della figlia, li ha fatti conoscere al mondo con l'avallo di Montale.2. Cavalleri definisce «smania» la pubblicazione di tutti gli scritti (poesie e lettere) della Pozzi: è forse una «smania» far conoscere nella sua integralità l'opera di un'autrice ormai apprezzata e studiata in Italia e nel resto del mondo, come dimostrano le traduzioni in inglese, francese, tedesco, portoghese e russo?«Smania» non è forse la parola esatta, ma il "Tutto Pozzi" valorizza l'Archivio Pozzi, non la poesia di Antonia che, come per tutti i poeti, non va interpretata attraverso la biografia, se non da quanto di biografico è trasformato in poesia.3. Cavalleri ci rimprovera le «troppe» poesie pubblicate e poi ci accusa di «alimentare "il diario di un'anima" anziché la poesia di Antonia Pozzi» perché ne abbiamo pubblicato tutte le lettere!Appunto: le poesie senza editing (che attendono un editor che integri quello dell'avvocato), le lettere e gli altri scritti interessano il "diario di un'anima" utile per un romanzo o teleromanzo, non riguardano la poesia del '900.4. Cavalleri scrive che «le lettere inedite del nuovo volume sono, francamente, di non irresistibile interesse»: ha forse fatto un'inchiesta tra i lettori di Antonia Pozzi?Il mio giudizio critico è indipendente dai sondaggi fra i lettori di Antonia Pozzi, che peraltro auguro sempre più numerosi.5. Infine ci sentiamo in obbligo di correggere alcune sue affermazioni che disinformano il lettore: in nessun libro compaiono lettere di Dino Formaggio ad Antonia Pozzi, neanche nel volume Soltanto in sogno, a cura di G. Sandrini; Antonia Pozzi morì non il 13 febbraio, data della sua nascita, bensì il 3 dicembre 1938.Onorina Dino e Graziella BernabòGrazie per correzione della data (da me citata troppo in fretta) e per la segnalazione di un refuso. Avevo scritto, citando il volume di Sandrini, «Le lettere del terzo uomo della poetessa» (Dino Formaggio), anziché «al terzo uomo della poetessa». Peraltro, dai brani delle lettere di Dino citati nelle risposte di Antonia, emerge l'insofferenza del ragazzo che non corrispose al di lei troppo avvolgente amore. Tengo comunque a ribadire che ammiro l'encomiabile il lavoro delle curatrici, perché anche il "diario di un'anima" ha la sua importanza, anche se a me interessa di più "il libro di poesia".
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