Accenti di verità, ma esibiti a metà in una riflessione acuta e amara
martedì 24 gennaio 2017
Mezza verità, con seguito micidiale... Capita anche in pagina. Sul "Foglio" per esempio. (18/1, p. 2) titolo duro: «L'uomo occidentale non guarda più l'infinito e l'eterno, ma solo se stesso». Vero, purtroppo, anche se non comunque e sempre. Vi leggi interessanti osservazioni: «Per millenni, da Omero in poi, nelle sue narrazioni l'uomo cercava di superare se stesso, di trascendersi, di cercare fuori di sé qualcosa che lo eternasse». Oggi invece si ritira «verso il basso, verso la produzione di beni», senza «guardare verso l'alto», in un «soggettivismo assoluto», che «non ha lo sguardo verso le stelle, ma su se stesso». Seguono esempi calzanti, ove trovi come per caso una conferma se ripensi al breve, ma denso pensiero che il Papa sabato scorso ha rivolto ai Padri Domenicani, nell'ottavo centenario della loro istituzione, dicendo il suo no al «soggettivismo relativista». L'autrice del suddetto pensiero ne prenderà atto.
Bene, ma con piccola nota. Lì sotto, stessa pagina, altra firma con attacco personale a un cardinale, che ha la sola colpa di pensare, su molte cose, diversamente dall'autore. Non «pensieri di cielo», dunque, ma «di terra», e bassa. Torno però allo scritto precedente, e al rischio del «soggettivismo relativista» che concentra tutto su «se stesso», e tra altre riflessioni arrivano vari modi di descrivere le facce deteriori dell'uomo moderno chiuso al cielo e all'Eterno perché pensa solo a se stesso, con improvvisa affermazione: «Io e San Paolo preferiamo dire "l'uomo vecchio"»! Termine biblico, vero certo per San Paolo, ma quell'«Io» messo prima e accanto all'Apostolo delle genti pare molto vicino al «soggettivismo» tanto deprecato.
Il relativismo talora appare anche in coloro che dicono di difendere l'assoluto solo se fatto, però, a immagine e somiglianza di sé. Mezza verità, appunto.
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