A Piergiorgio Davanti agli alberi caduti
sabato 5 gennaio 2019

Ho sentito la tua voce e ho visto con la memoria la panca rossa appoggiata al muro della nostra casa di montagna. Le tue parole avevano l'eco della tristezza che aveva invaso l'alta valle con l'ammissione della sconfitta e la malinconia di un tempo finito. Il tono della tua voce descriveva la tua solitudine mai immaginata prima della distruzione compiuta dal vento di quella notte d'autunno. Davanti ai boschi caduti ti è sembrato di aver capito come una sezione della tua vita si fosse per sempre conclusa. La fanciullezza bruciata dal vento crudele ti ha fatto vedere come il tempo può d'improvviso chiedere il conto dei giorni passati e della musica gentile delle notti di luna. Forse speravi che gli anni sarebbero stati sempre così, ma quella bufera è passata come una lama feroce non solo sulle valli e negli alti boschi che avevano vinto negli anni il vento, il ghiaccio, la neve. E l'ombra che ho ascoltato l'altra sera nella tua voce mi ha fatto sentire lo strappo dei tronchi antichi come un urlo disperato che era salito dalla valle profonda fino al nostro piccolo paradiso. Il vento feroce faceva cadere il bosco mentre dentro portava via la tua prima giovinezza e la vita di quel mondo fatto di piccole cose, di sorrisi, di incontri veloci lasciati senza rimpianto e di quei sogni della notte, privi di timori e di sconfitte. Come il vento nei tuoi capelli scuri, ogni cosa passava in un tempo breve e intenso che credevi di poter governare senza paura. Ma la bufera con un grido di trionfo faceva vibrare le foglie d'argento delle betulle che gettava al suolo in un lampo. Il bosco d'argento era caduto così con un grido sottile di dolore, senza rispondere alla violenza. E poi via, gonfio di vittoria di nuovo il vento si apriva una via tra gli abeti che si opposero per qualche istante sicuri della propria forza. Niente si è salvato. Ora i tronchi antichi e i rami spezzati sotto la neve hanno rivelato un orizzonte più largo, hanno cancellato i confini quasi lasciandoci senza vesti, appoggiati alle nostre case. Non piangere, loro rinasceranno. Io non li vedrò perché hanno bisogno di anni e anni per riemergere dalla terra, sentire il calore del sole e respirare l'aria della notte. Non piangere, niente è perduto, nemmeno il ricordo della loro ombra quando giocavano col vento. Ogni cosa sarà nuova, ogni giorno potrai costruire assieme a loro i giorni della tua vita. Non piangere appoggiato alla nostra panchina rossa, poiché tutto si rinnova su questa terra che sa conservare la vita. Dal suo profondo ti offrirà nuova bellezza se l'amerai, se la rispetterai se ne seguirai il profondo respiro. Apri le braccia alla nuova stagione dei tuoi anni e, se vuoi conserva in un angolo la dolcezza del tuo passato, ma corri e cammina per scoprire nuove strade con tenacia e coraggio. Ti accorgerai che il mondo ha bisogno di te.
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