1913, il futuro possibile alle soglie della Guerra
mercoledì 11 dicembre 2019
Ho sempre avuto la passione delle cronologie. A 17 anni, come quasi tutti, tenevo un diario, e il mio era un po' speciale: i fogli dei quaderni su cui scrivevo li avevo divisi in due con una riga, davanti e dietro, in modo da ottenere quattro mezze pagine. Ogni foglio era intestato con una data, per esempio 4 marzo: nella prima mezza pagina segnavo quello che avevo fatto o sentito nel 1951; nella seconda c'erano le notizie del 1952, nella terza quelle del 1953, nella quarta c'era il 1954. Così, dopo quattro anni, potevo riandare a che cosa avevo fatto, lo stesso giorno, negli anni precedenti. Con queste premesse, un libro come 1913 Un'altra storia, di Florian Illies (Marsilio pagine 224, euro 18), non poteva che raccogliere il mio entusiasmo. È un libro di aneddoti, brevi e talvolta brevissimi, che ci fanno sapere che cosa facevano Picasso, Matisse, l'imperatore austroungarico, Mata-Hari, personaggi della politica, della cultura in ogni suo aspetto, nel fatidico 1913, anno successivo all'affondamento del Titanic e vigilia del 1914 in cui sarebbe deflagrata la Prima guerra mondiale. La scrittura di Illies è brillante, leggerla è un piacere, e insegna molte cose. Per esempio: «Luglio 1913. Esce il libro di Max Scheler con il grazioso titolo Per una fenomenologia e teoria dei sentimenti di simpatia, d'amore di odio. Scheler scrive che l'amore lascia balenare il valore dell'amato, il nucleo della sua persona. L'amore è l'atto che rende vedenti. Più si ama, più il mondo acquista valore. Bello, non è vero?». «Quanto è grande la scena culturale nel 1913? Gottfried Benn ha fatto un calcolo preciso. Martedì 2 settembre, all'amico ed editore Paul Zech, scrive: "L'arte è una faccenda circoscritta a cinquanta persone, di cui trenta non sono normali"». Nell'introduzione intitolata "Viaggio nel Paradiso perduto" Illies, si domanda: «Come raccontare quest'anno folle, se non come un gigantesco mosaico? Non segna la fine del XIX secolo: è piuttosto l'inizio del XX. Tutto sembra contemporaneamente possibile: monarchia e anarchia, futurismo e cubismo ed espressionismo e impressionismo. Duchamp e Gustav Klimt. Stravinskij e Puccini. Il 1913 è l'anno in cui la modernità subisce un'incredibile accelerazione. È l'inizio del nostro presente. Nessuno, allora, poteva sapere che nel 1914 tutto questo rinnovamento sarebbe andato a schiantarsi contro un muro. Il paradiso si riconosce solo quando è ormai perduto». Comparse e protagonisti di quel mondo fanno pensare ai passeggeri del Titanic che ascoltavano e ballavano la musica che l'orchestra non aveva smesso di suonare, mentre il sontuoso transatlantico stava per inabissarsi. Per dirla col Vangelo (Mt 24, 37-39), «Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti». La Prima guerra mondiale non è il diluvio, ma come monito può bastare.
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