«Come diceva il mio predecessore?» Ma Francesco ricorda quel che conta
venerdì 16 gennaio 2015
Lo sappiamo anche prima: se il Papa parte per un viaggio apostolico, monopolizza l'interesse dell'informazione religiosa, su qualunque mezzo. Sta accadendo anche in queste ore, mentre visita lo Sri Lanka e le Filippine.E il bello è che, grazie alle varie piattaforme digitali, “seguire il Papa” è sempre meno una metafora. Ad esempio, chi ha voluto assistere all'incontro con i giornalisti durante il lungo volo da Colombo a Manila ha potuto giovarsi del video del Centro televisivo vaticano, magari attraverso Tv2000 ( http://tinyurl.com/qg3243g ), e apprezzare in forma “disintermediata” le sue ferme parole in tema di libertà, religione e violenza che troverete commentate ampiamente nelle prime pagine di questo giornale.Io vorrei invece sorridere su un passaggio del tutto marginale (è al minuto 37 del video), che però conferma un modo di essere e di comunicare che mi è già divenuto caro. Alludo alle parole «Papa Benedetto, in un discorso che non ricordo bene dove, aveva parlato…», con le quali Francesco ha introdotto l'importante riferimento a quella «mentalità post-positivista» che porta «a credere che le religioni… sono una sorta di sottoculture». È, quasi alla lettera, una citazione del ben noto discorso di papa Ratzinger a Ratisbona, nel 2006.Ma Francesco non si è preoccupato di mostrare a qualche centinaio di milioni di persone che, in quel momento, non ricordava bene “dove”; per lui l'importante era ricordare, benissimo, “cosa”. Immagino che in uno stesso “smemorato” frangente Paolo VI avrebbe optato per un: “Ricordiamo tutti le parole del nostro amato predecessore Giovanni Vigesimo Terzo…”. Quanto a Benedetto XVI, avrebbe certamente inforcato gli occhiali per leggere un appunto con l'esatto virgolettato wojtyliano, completo di luogo, data, occasione. Giovanni Paolo II, invece, penso che se la sarebbe cavata così: “Cosa diceva Paolo VI, in quel famoso discorso che tutti certamente ricorderete?”.
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