«Zero tituli»? No: persino troppi (nostalgie travestite di teologia)
giovedì 8 gennaio 2015
Zero tituli? No, pretesa teologica e di potere su Chiesa e fede, e allora troppi titoli! E così ieri “Italia Oggi” (tutta p. 8) strilla: «Il Papa vuole cambiare la Chiesa. Per adattarla a un postcristianesimo che è dilagante». Allarme sconcertato? Ma di quelli che da 50 anni sono certissimi che il Vaticano II è stato una rovina proprio perché voleva «cambiare la Chiesa» in un modo che a loro dispiaceva e «non piace» ancora oggi, soprattutto oggi! Perciò da decenni titoli apocalittici e ora rinnovati contro quel Concilio che – purtroppo per loro – ben sei Papi hanno continuato ad indicare come «la più grande grazia di Dio alla Chiesa dei nostri tempi». Ed ecco (“Foglio” 3/1, p. 3: «Tango in San Pietro, mentre la barca va alla deriva») in campo De Mattei, italico capofila di nostalgie travestite di teologia figlia del passato e di calcoli di poteri per governare il mondo senza che qualcuno disturbi il manovratore di sempre, a sentenziare addirittura che la Chiesa oggi, fatta «Titanic» dal Concilio e dai suoi Papi – tutti in pratica – si starebbe «autodemolendo». E ieri ancora “Foglio” (pp. 1 e 5: «Scontro a fuoco porporato») George Weigel, negli Usa capofila degli stessi nostalgici, facendo finta di elogiarlo e rispettarlo attacca Francesco vedendolo di fatto a copertura dei «manipolatori» del recente Sinodo (nominati Kasper, Forte e Baldisseri) servi dello «spirito del tempo» (Zeitgeist) e non dello Spirito Santo, e con loro i vescovi tedeschi in blocco, ma questi col supplemento della fame di soldi (il Kirchensteuer: la tassa sulla religione) e quindi traditore del mandato di Cristo. Sinodalità? Sì. Collegialità? Anche, ma per Weigel il Vaticano II va letto alla luce della sua teologia, figlia anglosassone di quella di De Mattei e di lefebvriani più o meno coperti.
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