lunedì 28 maggio 2018
Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca d’Italia, il debito pubblico italiano a dicembre 2017 ammontava a 2.256 miliardi di euro, 27 miliardi in più rispetto a dicembre 2016.
Radiografia del debito pubblico

Come è fatto il debito pubblico
Una quota minore del debito pubblico italiano ha la forma di prestiti, monete e depositi, mentre la grande maggioranza (1.911 miliardi di euro su 2.256 di passivo) sono titoli di Stato, cioè obbligazioni. Dei titoli di Stato in circolazione, i più diffusi (l’80% dell’ammontare totale) sono i Btp, la cui durata va dai 2 ai 50 anni, il resto sono titoli a breve scadenza, come i Bot, i Cct e i Ctz. La vita residua media dei titoli di Stato italiani è di 6,9 anni.

Come si è formato il debito pubblico italiano di Pietro Saccò

Il costo del debito pubblico

Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca d’Italia, il debito pubblico italiano a dicembre 2017 ammontava a 2.256 miliardi di euro, 27 miliardi in più rispetto a dicembre 2016. Secondo le prime stime sul Pil del 2017, il rapporto tra debito e Prodotto interno lordo dovrebbe essere sceso lo scorso anno dal 132 al 131,6%. Il debito ha un interesse medio ponderato dell 0,68%. Gli interessi nel 2017 sono costati 65,8 miliardi, una cifra pari al 3,8% del Pil.

Il programma per il 2018

Nelle previsioni del dipartimento del Debito pubblico del ministero del Tesoro, quest’anno sarà necessario raccogliere 390 miliardi di euro. Circa 184 miliardi di euro serviranno a rimborsare titoli di Stato a scandenza media e lunga (135 miliardi sono Btp). A questi vanno aggiunti 106 miliardi di euro Bot in circolazione, con scadenze sotto l’anno. I restanti 100 miliardi serve a coprire il fabbisogno di cassa dello Stato (circa 40 miliardi) e a rimborsare gli interessi sul debito (circa 60 miliardi).

I nostri creditori

Il 67,7% del debito pubblico italiano è dovuto a soggetti residenti in Italia, mentre il 32,3% appartiene a entità straniere. Le banche, che detengono il 26,9% dei titoli del debito pubblico, sono il primo creditore. Il secondo sono altri grandi investitori, come i fondi pensione, che ne hanno il 20,6%. Il terzo creditore è la Banca d’Italia, che nell’ambito del "Quantitative easing" ha accumulato il 15,9% del debito nazionale. Gli "altri investitori", come le famiglie, detengono solo il 4,3% del debito.



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