sabato 8 giugno 2019
Nell'incontro con le realtà carismatiche riunite nel "Charis", l'invito di papa Francesco a non cedere alla tentazione di «incassare», di cercare «profitti personali» e di avere ambizioni di ribalta
Papa Francesco fra i membri delle realtà carismatiche riunite nel Charis, il Catholic Charismatic Renewal International Service (foto Ansa)

Papa Francesco fra i membri delle realtà carismatiche riunite nel Charis, il Catholic Charismatic Renewal International Service (foto Ansa)

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Servire «i poveri, i più bisognosi» è «nel Vangelo», non è comunismo. Papa Francesco chiede di «condividere l’amore di Dio per ogni essere umano» nell’udienza alle realtà carismatiche riunite nel Charis, il Catholic Charismatic Renewal International Service. Essere accanto agli ultimi è una delle priorità, sottolinea il Pontefice. Ma «questo non vuol dire che il Rinnovamento si è fatto comunista», scherza a braccio. E, parlando del servizio al prossimo, il Papa chiarisce che significa «dare, darsi» mettendo in guardia dalla tentazione di «incassare» o di cercare «i profitti personali» e dall’«ambizione di farsi vedere, di dirigere, dei soldi». «Così entra la corruzione», ammonisce.

I membri del Rinnovamento carismatico nell'udienza con papa Francesco (foto Ansa)

I membri del Rinnovamento carismatico nell'udienza con papa Francesco (foto Ansa)

L’Aula Paolo VI in Vaticano accoglie i 550 responsabili del Rinnovamento provenienti da tutto il mondo per l’incontro promosso dal Charis, il nuovo servizio unico delle diverse denominazioni carismatiche avviato formalmente alla vigilia della solennità di Pentecoste. È «una nuova tappa nel cammino iniziato dal Rinnovamento carismatico 52 anni fa», afferma Francesco. E il Rinnovamento che «è un’opportunità per la Chiesa», osserva Bergoglio parafrasando Paolo VI. L’organismo ha lo scopo di favorire la «comunione tra tutti i membri della famiglia carismatica, in cui si manifesta la presenza potente dello Spirito Santo per il bene di tutta la Chiesa» che «rende uguale ciascuno, perché tutti e ciascuno sono nati dal medesimo Spirito». Perciò, prosegue il Papa, «tutti con un solo cuore rivolto al Padre per dare testimonianza dell’unità nella diversità di carismi che lo Spirito ha suscitato».
Certo, aggiunge, ci può essere «all’inizio una sensazione di insicurezza» di fronte ai cambiamenti. Ma «è una tentazione del diavolo ogni volta che qualcuno sente: “No, il mio è più di quello”, e “Io preferisco il vecchio al nuovo”». Del resto, fa sapere, «il nostro Dio è il Dio delle novità» e «le novità di Dio sono sempre di benedizione, perché procedono dal suo cuore amoroso». Così «non viene dallo Spirito» il ritornello: «Le cose vanno bene, perché cambiare? Lasciamole così come stanno».

I membri del Rinnovamento carismatico nell'udienza con papa Francesco (foto Ansa)

I membri del Rinnovamento carismatico nell'udienza con papa Francesco (foto Ansa)

Ai carismatici Francesco consegna tre punti fermi su cui si fonda «la testimonianza necessaria per l’evangelizzazione del mondo, alla quale tutti siamo chiamati». Il primo è la condivisione del «Battesimo nello Spirito Santo con tutti nella Chiesa». Il secondo è «l’unità del corpo di Cristo che è la Chiesa». È lo Spirito Santo che «fa l’unità nella Chiesa, ma anche è quello che fa la diversità». Ecco perché è essenziale «l’armonia». Il terzo è il servizio ai poveri. Tutto ciò sta alla base dell’evangelizzazione che «non è proselitismo ma principalmente testimonianza di amore». «“Guardate come si amano”, è ciò che richiamava l’attenzione di quanti incontravano i primi cristiani – dice il Papa –. Invece a volte, in tante comunità, si può dire: “Guardate come si sparlano!”». Non manca un richiamo ai giovani. Essi «sono il presente e il futuro della Chiesa». E ai ragazzi va assicurato «l’esercizio della responsabilità che loro spetta» perché questo consente «di vedere il presente con altri occhi e guardare il futuro». A conclusione l’invito a «un minuto di silenzio per la pace» da estendersi a tutto il mondo in occasione del quinto anniversario dell’incontro in Vaticano dei presidenti dello Stato di Palestina e dello Stato di Israele.

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