Papa. Francesco: l'adolescenza non è una patologia. E abbraccia i rifugiati


Redazione internet lunedì 19 giugno 2017
Adulti che non vogliono crescere ostacolano gli adolescenti: rendiamoli protagonisti, diamo loro la vertigine è l'invito di Francesco nel discorso con cui ha aperto il convegno della diocesi di Roma
(Osservatore romano)

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Il Papa invita a contrastare una società "sradicata". "Oggi - ha affermato Francesco - le reti sociali sembrerebbero offrirci questo spazio di rete, di connessione con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un gruppo. Ma il problema che comportano, per la loro stessa virtualità, è che ci lasciano come per aria e perciò molto volatili. Ho detto società liquida, possiamo dire società gassosa. Non c'è peggior alienazione per una persona di sentire che non ha radici, che non appartiene a nessuno".

Papa Francesco: essere connessi e con legami per non sentirsi sradicati

"Cresce nella vita di tutti noi, nelle nostre famiglie, l'esperienza di sentirci sradicati", "persone, famiglie che a poco a poco vanno perdendo i loro legami, quel tessuto vitale così importante per sentirci parte gli uni degli altri, partecipi con gli altri di un progetto comune. È l'esperienza - ha aggiunto il Papa - di sapere che apparteniamo ad altri (nel senso più nobile del termine)". "Questo clima di sradicamento", ha sottolineato,passa nelle nostre vite, "ma una famiglia sradicata è una famiglia senza storia, senza memoria, senza radici", "e quando non ci sono radici, qualsiasi vento finisce per trascinarti"."Per questo - ha rimarcato papa Bergoglio - una delle prime cose a cui dobbiamo pensare come genitori, come famiglie, come pastori sono gli scenari dove radicarci, dove generare legami,trovare radici, dove far crescere quella rete vitale che ci permetta di sentirci a casa. Oggi le reti sociali - ha aggiunto- sembrerebbero offrirci questo spazio di "rete", di connessione con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un gruppo. Ma il problema che comportano, per la loro stessa virtualità, è che ci lasciano come per aria e perciò molto volatili. Ho detto società liquida, possiamo dire società gassosa. Non c'è peggior alienazione per una persona di sentire che non ha radici, che non appartiene a nessuno". Il Pontefice ha anche invitato a preoccuparsi non solo delle conoscenze dei nostri figli, ma anche al fatto che "conoscano la loro terra, le loro radici. Li priviamo della conoscenza dei geni e dei santi che ci hanno generato".

(Siciliani)

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L'adolescenza non è una patologia

"L'adolescenza non è una patologia e non possiamo affrontarla come se lo fosse. Un figlio che vive la sua adolescenza (per quanto possa essere difficile per i genitori) è un figlio con futuro e speranza. Mi preoccupa tante volte la tendenza attuale a 'medicalizzare' precocemente i nostri ragazzi. Sembra che tutto si risolva medicalizzando, o controllando tutto con lo slogan 'sfruttare al massimo il tempo', e così risulta che l'agenda dei ragazzi è peggio di quella di un alto dirigente", ha proseguito papa Francesco nel discorso di apertura del convegno ecclesiale della diocesi di Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano.

"Insisto: l'adolescenza non è una patologia che dobbiamo combattere. Fa parte della crescita normale, naturale della vita dei nostri ragazzi. Dove c'è vita c'è movimento, dove c'è movimento ci sono cambiamenti, ricerca, incertezze, c'è speranza, gioia e anche angoscia e desolazione".

Un'educazione basata sull'intelletto (la testa), gli affetti (il cuore) e l'agire (le mani): questa è la ricetta che papa Francesco consiglia per far crescere i ragazzi in modo armonico a livello non solo personale, ma al tempo stesso sociale."Vogliono essere protagonisti: diamo loro spazio - ha esortato -perché siano protagonisti, orientandoli, ovviamente, e dando loro gli strumenti per sviluppare tutta questa crescita. Per questo ritengo che l'integrazione armonica dei diversi saperi li aiuterà a costruire la loro personalità. Spesso pensiamo che l'educazione sia impartire conoscenze e lungo il cammino lasciamo degli analfabeti emotivi e ragazzi con tanti progetti incompiuti perché non hanno trovato chi insegnasse loro a fare. Abbiamo concentrato l'educazione nel cervello trascurando il cuore e le mani. E questa è anche una forma di frammentazione sociale".

(Siciliani)

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Il confronto che manca con il mondo adulto

"I nostri ragazzi oggi trovano molta competizione e poche persone con cui confrontarsi. Il mondo adulto ha accolto come paradigma e modello di successo l'eterna giovinezza. Sembra che crescere, invecchiare,stagionarsi sia un male" ha riflettuto il Papa nell'aprire i lavori del convegno diocesano al Laterano. "È sinonimo di vita frustrata o esaurita. Oggi sembra che tutto vada mascherato e dissimulato. Come se il fatto stesso di vivere non avesse senso.A me fa pena quando vedo quelli che si tingono i capelli... Com'è triste che qualcuno voglia fare il 'lifting' al cuore! Oggi si usa più la parola lifting che la parola cuore. Com'è doloroso che qualcuno voglia cancellare le rughe di tanti incontri, di tante gioie e tristezze! Mi viene alla mente quando la grande Magnani hanno consigliato di fare il lifting, e lei: no, queste rughe mi sono costate tutta la vita, sono preziose". Il Papa ha anche citato le spese per cosmetici che ormai non sono solo alte tra le donne e nel farlo ha proposto il tema della austerità: viviamo in un contesto di consumismo molto forte, sembra che siamo spinti a consumare consumo, nel senso che l'importante è consumare sempre. Un tempo alle persone che avevano questo si diceva che avevano addizione (dipendenza, ndr.) alla spesa. Perciò è urgente recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l'austerità".

I ragazzi vogliono sentirsi protagonisti: diamo loro questa vertigine

I nostri ragazzi cercano di essere e vogliono sentirsi – logicamente – protagonisti. Non amano per niente sentirsi comandati o rispondere a “ordini” che vengano dal mondo adulto (seguono le regole di gioco dei loro “complici”). Cercano quell’autonomia complice che li fa sentire di “comandarsi da soli”. In questo troviamo una buona opportunità, specialmente per le scuole, le parrocchie e i movimenti ecclesiali. Stimolare attività che li mettano alla prova, che li facciano sentire protagonisti. Loro cercano in molti modi la “vertigine” che li faccia sentire vivi. Dunque, diamogliela!

Il grazie al cardinale Vallini

Prima del suo discorso all'apertura del convegno ecclesiale della diocesi di Roma su famiglie ed educazione degli adolescenti, il Papa ha ringraziato il cardinale Agostino Vallini anche perché in questi anni "mi ha tenuto con ipiedi per terra, io volo a volte, e lui con carità mi hariportato a terra".

"Ora lascia - ha sottolineato ancora il Papa - ma mantiene il lavoro in sei Congregazioni, ed è bene, perché un napoletano è meglio che non stia senza far niente". Il Papa ha anche raccontato come al momento della elezione, ha subito voluto Vallini al suo fianco, sulla Loggia delle benedizioni, da dove doveva rivolgersi al popolo. Dal 29 prossimo il cardinale Vallini lascia l'incarico di vicario a monsignor Angelo De Donatis.

(Osservatore romano)

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L'abbraccio ai rifugiati

Papa Francesco prima di aprire il Convegno ecclesiale della diocesi di Roma sul tema: “Non lasciamoli soli! Accompagnare i genitori nell'educazione dei figli adolescenti” ha incontrato e abbracciato una trentina di trenta rifugiati accolti dalle parrocchie della capitale, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato promossa dall’Onu. All’Angelus di domenicapapa Francesco aveva già lanciato un appello perché le storie di dolore e di speranza di chi fugge da conflitti, violenze e persecuzioni siano “opportunità di incontro fraterno e di vera conoscenza reciproca”.

(Osservatore romano)

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Come riporta il settimanale diocesano del Vicariato di Roma, Romasette, il Papa “in persona si farà messaggio di accoglienza”, per “mostrare concretamente il suo affetto a chi ha vissuto drammi che segnano a volte in maniera indelebile la propria vita”. Oggi, 19 giugno, attorno alle 18.30, prosegue il settimanale, “il Papa sarà davanti a quei volti. Perché la Chiesa di Roma abbia a cuore innanzitutto i poveri. Un invito che hanno ben compreso le 38 tra parrocchie e istituti religiosi (romane, ndr) che hanno dato ospitalità finora a 121 persone, 57 in prima accoglienza e 64 in seconda accoglienza, a partire dall'appello rivolto da Francesco durante l’Angelus del 6 settembre 2015. Quel vibrante appello ha lasciato il segno: oltre 135 telefonate, il coinvolgimento di 20 famiglie, e i numeri indicati prima che dicono nei fatti una solidarietà incarnata”.

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