giovedì 5 gennaio 2017
Papa al convegno sulle vocazioni: «Per entrare in sintonia con i giovani, occorre privilegiare la via dell’ascolto, il saper perdere tempo nell'accogliere le loro domande e i loro desideri».
Papa Francesco durante l'udienza ai partecipanti al Convegno promosso dall'Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei (Foto Lapresse)

Papa Francesco durante l'udienza ai partecipanti al Convegno promosso dall'Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei (Foto Lapresse)

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Papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti al convegno promosso dall'Ufficio nazionale per la Pastorale delle vocazioni della Conferenza episcopale italiana, sul tema “Alzati, va’ e non temere. Vocazioni e Santità: io sono una missione”.


Di seguito alcuni spunti dal discorso che il Papa ha consegnato ai partecipanti all'udienza.

«Per essere credibili ed entrare in sintonia con i giovani, occorre privilegiare la via dell’ascolto, il saper ‘perdere tempo’ nell'accogliere le loro domande e i loro desideri».

Ne è convinto il Papa, che nel messaggio consegnato ai partecipanti al convegno Cei sulle vocazioni, ricevuti in udienza in Aula Paolo VI, ricorda che «la vostra testimonianza sarà tanto più persuasiva se, con gioia e verità, saprete raccontare la bellezza, lo stupore e la meraviglia dell’essere innamorati di Dio, uomini e donne che vivono con gratitudine la loro scelta di vita per aiutare altri a lasciare una impronta inedita e originale nella storia».

«Ciò richiede di non essere disorientati dalle sollecitazioni esteriori, ma di affidarci alla misericordia e alla tenerezza del Signore ravvivando la fedeltà delle nostre scelte e la freschezza del ‘primo amore'», raccomanda Francesco, secondo il quale “la priorità dell’annuncio vocazionale non è l’efficienza di quanto facciamo, ma piuttosto l’attenzione privilegiata alla vigilanza e al discernimento. È avere uno sguardo capace di scorgere la positività negli eventi umani e spirituali che incontriamo; un cuore stupito e grato di fronte ai doni che le persone portano in sé, mettendo in luce le potenzialità più dei limiti, il presente e il futuro in continuità col passato”.

“C’è bisogno oggi di una pastorale vocazionale dagli orizzonti ampi e dal respiro di comunione; capace di leggere con coraggio la realtà così com'è con le fatiche e le resistenze, riconoscendo i segni di generosità e di bellezza del cuore umano. C’è l’urgenza di riportare dentro alle comunità cristiane una nuova cultura vocazionale”. Sono gli auspici con cui si conclude il discorso consegnato dal Papa ai partecipanti al convegno sulle vocazioni promosso dalla Cei, ricevuti in udienza in aula Paolo VI.

“Fa parte ancora di questa cultura vocazionale la capacità di sognare e desiderare in grande, quello stupore che consente di apprezzare la bellezza e sceglierla per il suo valore intrinseco, perché rende bella e vera la vita”, prosegue Francesco. “Non stancatevi di ripetere a voi stessi: ‘io sono una missione’ e non semplicemente ‘io ho una missione'”, l’imperativo del Papa, secondo il quale “essere in missione permanente richiede coraggio, audacia, fantasia e voglia di andare oltre, di andare più in là”, per poter “andare oltre le paure che rinchiudono in sé stessi e paralizzano ogni desiderio di bene”.

“È bello – conclude Francesco – sapere che il Signore si fa carico delle nostre fragilità, ci rimette in piedi per ritrovare, giorno dopo giorno, l’infinita pazienza di ricominciare” e di “individuare con coraggio strade nuove nell'annuncio del vangelo della vocazione”.



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