giovedì 31 agosto 2017
I leader religiosi siano “banditori di pace” perché si semini la speranza per un futuro nel quale “sia dato ascolto al grido dei molti che ripudiano la guerra”.
Papa Francesco nel 2014 a Seoul incontra i leader religiosi coreani (Lapresse)

Papa Francesco nel 2014 a Seoul incontra i leader religiosi coreani (Lapresse)

«Favorire e accompagnare processi di bene e di riconciliazione per tutti» è quanto ha chiesto papa Francesco ai leader religiosi provenienti dalla Corea che ha ricevuto in udienza. «Siamo chiamati a essere banditori di pace, annunciando e incarnando uno stile nonviolento, uno stile di pace, con parole che si differenziano dalla narrativa della paura e con gesti che si oppongono alla retorica dell’odio» è questo il cuore del messaggio che il Papa ha voluto rivolgere ai membri del “Korean Council of Religious Leaders” convenuti a Roma in occasione del loro pellegrinaggio interreligioso.

«Il mondo guarda a noi, ci esorta a collaborare fra di noi e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Ci domanda risposte e impegni condivisi su vari temi - aveva precedentemente sottolineato Francesco -: la sacra dignità della persona, la fame e la povertà che ancora affliggono troppe popolazioni, il rifiuto della violenza, in particolare quella commessa profanando il nome di Dio e dissacrando la religiosità umana, la corruzione che alimenta ingiustizie, il degrado morale, la crisi della famiglia, dell’economia, dell’ecologica e, non ultima, della speranza».

E poi papa Francesco ha voluto ancora tornare sulla necessità di portare avanti un cammino comune pieno di speranza per il mondo: «Abbiamo dunque davanti un cammino molto lungo, da compiere insieme con umiltà e costanza, senza alzare la voce ma rimboccandoci le maniche, per seminare la speranza di un avvenire in cui aiutare l’uomo a essere più umano, un avvenire nel quale sia dato ascolto al grido dei molti che ripudiano la guerra e implorano maggiore armonia tra le persone e le comunità, tra i popoli e gli Stati. In questo senso ai leader religiosi è chiesto di aprire, favorire e accompagnare processi di bene e di riconciliazione per tutti: siamo chiamati a essere banditori di pace, annunciando e incarnando uno stile nonviolento, uno stile di pace, con parole che si differenziano dalla narrativa della paura e con gesti che si oppongono alla retorica dell’odio».

L'appello del arcivescovo di Gwangju: “La pace a ogni costo”

Sabato 2 settembre papa Francesco ha ricevuto in udienza l'arcivescovo di Gwangju e presidente della Conferenza episcopale coreana, monsignor Hyginus Kim Hee-jong assieme ai principali leader religiosi della Corea. “Papa Francesco conosce molto bene e segue la situazione perché il Santo Padre è molto interessato alla pace nella penisola coreana - ha spiegato il vescovo Kim Hee-jong all'agenzia Sir -. Tra breve, i leader delle sette religioni principali in Corea avranno una udienza speciale con il Santo Padre al quale chiederemo la sua preghiera e il suo aiuto per il popolo coreano e la riunificazione della penisola coreana”.


Non è la prima volta che i leader religiosi coreani incontrano il Papa. Era già successo in Corea nell'agosto 2014, quando Bergoglio visitò il Paese. L'incontro, quest'anno, avviene nell'ambito di un "pellegrinaggio" che i rappresentanti delle religioni faranno a Roma.
Un pellegrinaggio significativo alla luce delle minacce di una guerra nucleare che i continui lanci missilistici da parte del regime di Pyongyang stanno provocando nella regione asiatica. Alla vigilia del suo incontro l'arcivescovo di Gwangju ha lanciato anche un appello: "Cercare la pace non con le armi o con le sanzioni, ma attraverso il dialogo, la negoziazione e il rispetto reciproco ad ogni costo".

Un momento del viaggio di Papa Francesco in Corea del Sud nell'agosto 2014

Un momento del viaggio di Papa Francesco in Corea del Sud nell'agosto 2014


Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu “ha condannato fortemente” il lancio del missile da parte della Corea del Nord di martedì scorso, il presidente Trump ha annunciato di avere sul tavolo aperte tutte le opzioni, mentre le Forze armate della Corea del Sud hanno risposto al lancio di Pyongyang sganciando otto bombe vicino al confine con la Corea del Nord.

In una riunione del 29 agosto, la Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale coreana, guidata da monsignor Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, nel manifestare la sua preoccupazione, ha ribadito: “La pace non può essere costruita mai attraverso l’equilibrio del potere delle armi, ma si realizza attraverso la mutua fiducia”.

E ha chiesto di “ripensare” all'intenzione annunciata dal governo sud-coreano d’impiegare missili Thaad (Terminal High Altitude Area Defense), sistema anti-missili a corto e medio raggio, a difesa del territorio della Corea del Sud. Ma è di ieri (30 agosto) la notizia riportata dal viceministro della Difesa sudcoreano Suh Choo-suk: la Corea del Nord è pronta a effettuare il suo sesto test nucleare in qualsiasi momento.

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