«Premier Conte, cancelli le intese con la Libia»
mercoledì 25 settembre 2019

Egregio presidente Conte, le scrivo da filosofa del diritto che da anni studia le promesse dei diritti umani, andando sul campo a verificarne le fragilità e i tradimenti, e da persona che ha avuto il privilegio di salvare altre persone, di sollevare dall'acqua dei bambini e abbracciarli per farli smettere di piangere. Scrivo a lei in quanto Presidente del Consiglio, ma anche in quanto professore di diritto che, come me, ha affrontato per anni il fondamentale compito di insegnare ai giovani.

Le scrivo poi da donna a uomo, appellandomi alla sua coscienza e intelligenza. Le scrivo perché ho ascoltato le sue parole a Radio Radicale, il 21 settembre scorso, quando ha ringraziato «tutti i nostri apparati perché (...) la Guardia costiera libica, supportata dal nostro intervento, ogni giorno contiene centinaia – ma proprio centinaia – di migranti». Sento il bisogno di risponderle. Le dirò cose che già conosce, ma credo nel dialogo e nella possibilità di cambiare, altrimenti non avrei preso parte alla straordinaria avventura di Mediterranea Saving Humans, che in Italia ha riaperto spazi di umanità che sembravano perduti. So che lei è perfettamente consapevole della gravità delle sue affermazioni. Ma forse ha senso farle sapere che anche altri lo sono, che non tutto scivola via nel caos della propaganda, che esistono individui che ascoltano, misurano e sapranno raccontare. Torniamo ai bambini in mezzo al mare.

Fatima aveva 5 mesi quando l’abbiamo trovata su un gommone senza scafo, insieme ad altre 58 persone in fuga dalla Libia. La sua mamma non aveva la forza di tenerla in braccio. Sui loro vestiti, come su quelli di tutti gli altri, erano scritti dei numeri. Ci hanno raccontato che da un centro di detenzione governativo in Libia, uno di quelli finanziati anche dal nostro Paese, erano stati smistati passando di stupro in stupro, di tortura in tortura. Ci hanno raccontato di quante volte erano stati catturati in mezzo al mare, mentre cercavano di fuggire, da quella che lei oggi si ostina a chiamare 'Guardia costiera libica', e riportati indietro all'inferno. Adesso vorrei, egregio Presidente, che lei fosse stato a bordo nel momento in cui, dopo avere deciso di trasferire quelle 59 persone sulla nostra barca a vela, è arrivata una delle motovedette che il Governo italiano ha regalato alla Libia, guidata dagli uomini con cui lei si vanta di collaborare. Vorrei che avesse visto negli occhi di chi abbiamo soccorso il terrore di ritrovarsi davanti i propri aguzzini. Forse smetterebbe di parlare così, e riempirebbe il mare di navi, a partire da quelle assurdamente sequestrate per avere salvato delle vite, per correre a sottrarre altri bambini, altre donne, altri uomini, a tutto quel dolore. Forse smetterebbe di dare priorità a ciò che appare politicamente conveniente, per restituire alla politica il suo significato più nobile e coraggioso. Perché mi rendo conto che ci vuole coraggio, oggi, per ripartire dalla parte migliore della nostra civiltà giuridica, quella che ha imparato dal nazifascismo che il disprezzo della vita umana apre le porte al baratro.

Mi rendo conto che ci vuole coraggio a scegliere la via della razionalità, oltre che dell’umanità, rinunciando a strumentalizzare le migrazioni per distogliere l’attenzione dai problemi veri, e governandole invece con corridoi umanitari dai Paesi in guerra, canali di ingresso legali dagli altri Stati, politiche di inclusione che garantiscano davvero la sicurezza di tutti. Ma a sua volta, egregio Presidente, lei dovrebbe rendersi conto del prezzo che stiamo già pagando nel momento in cui questo Paese decide di tradire le fondamenta della nostra Costituzione e del diritto internazionale dei diritti umani, supportando milizie armate per catturare profughi di guerra, e poi rivendicandolo con orgoglio, come lei ha fatto. Lei sa meglio di me che la Guardia costiera libica è un’invenzione italiana, un travestimento molto costoso per miliziani collusi con trafficanti e torturatori, e che l’accordo con la Libia rappresenta nelle sue conseguenze un crimine contro l’umanità che sarà ricordato come tale. Potrà rispondermi che sono io a non comprendere la complessità della realtà, che a volte bisogna scegliere il male minore per raggiungere scopi a lungo termine che porteranno al bene di tutti. Potrà spiegarmi che per resistere ai sovranismi bisogna in qualche modo accogliere le paure della gente e dimostrare fermezza. Potrà dirmi che il summit di questi giorni a Malta è già un passo importante, che in Libia state lavorando per portare democrazia e rispetto dei diritti.

Ma io le ricorderei, egregio Presidente, che Hannah Arendt ha scolpito una volta per sempre la nuda verità che scegliere il male minore significa comunque scegliere il male, e che semplicemente ci sono mali intollerabili, come quello di rendersi complici della morte e della tortura delle persone. Il suo nuovo Governo ha una possibilità per cambiare le sorti di questo Paese e contribuire a salvare l’Europa. Cancelli l’accordo con la Libia, ridia dignità all’Italia. E poi vada in Europa a pretendere fedeltà ai diritti umani come cuore e limite di ogni decisione politica, a ricordare che gli interessi del potere vanno realmente messi in secondo piano rispetto a quelli della collettività, che avete una responsabilità etica enorme cui tenere fede anche a costo di rinunciare a consensi facili. Lei sa che altrimenti sarete travolti presto, e vorrei potere credere che sceglierà traguardi difficili e lungimiranti, invece che effimeri applausi, finiti i quali resteranno solo macerie.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI