giovedì 23 aprile 2009
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Sono 150mila in Italia i giovani che, nel lo­ro percorso scolastico, si sono smarriti ed ora vagano nel limbo delle speranze per­dute. Lo rileva l’ultimo Rapporto di monito­raggio dell’Isfol, l’Istituto per lo sviluppo del­la formazione professionale dei lavoratori. La maggior parte di questi 'dispersi' pro­viene dalle fasce più deboli della popolazio­ne scolastica.Sono coloro che frequentano gli istituti professionali, in cui la dispersione raggiunge picchi spaventosi: il 45,6%, quasi la metà degli iscritti. E sono i ragazzi e le ra­gazze del Sud, tra i quali il fenomeno – a fron­te di una percentuale dell’1,7% del Nordest, del 3,3% del Nordovest, del 4,1% del Centro – raggiunge l’8%. Dunque, quasi un ragazzo o una ragazza o­gni dieci, nel Meridione, eludono la legge 53 del 2000, che prevede il diritto-dovere all’i­struzione e formazione professionale per al­meno dodici anni (o comunque fino al con­seguimento di una qualifica entro il diciot­tesimo anno di età). Persone escluse da una prospettiva di inserimento lavorativo quali­ficato ma, soprattutto, deprivate di una for­mazione culturale e professionale necessa­ria ad assicurare al soggetto una piena partecipazione alla costruzione del bene comune. Così, la di­spersione da una par­te penalizza la perso­na, costringendola, in assenza di una quali­fica, a umilianti trafile e a una triste dipen­denza da logiche clientelari. Dall’altra costituisce per la so­cietà un inaccettabile spreco di risorse umane, che si riflette pe­santemente sulla qualità dei servizi e delle at­tività produttive in generale. La posta in gio­co, insomma, è molto più che il consegui­mento formale di un 'pezzo di carta'. È la possibilità del reale sviluppo dei singoli e del­le comunità, che non può prescindere da un serio percorso formativo. Perciò, come osserva il coordinatore del Rap­porto, «la lotta alla dispersione scolastica de­ve diventare una priorità nazionale», men­tre ancora non lo è. Una prima soluzione è il potenziamento delle attività di prevenzio­ne dell’abbandono scolastico, sia (all’inter­no della scuola media) con un opportuno o­rientamento che indirizzi gli studenti verso i canali formativi più appropriati alle loro at­titudini, sia (dopo la scelta dell’indirizzo) con forme varie di sostegno che possono anda­re dal piano metodologico a quello psicolo­gico. In una società dove i giovani sono sem­pre più soli con i loro problemi, dove si mol­tiplicano le inchieste e i gridi d’allarme ma scarseggiano le iniziative per fornire un aiu­to concreto, queste esperienze andrebbero sempre più potenziate e istituzionalizzate. Un’altra via non meno importante nella lot­ta contro la dispersione è quella che si svi­luppa al di fuori dei canali formativi tradi­zionali e può raccogliere tanti che, diretta­mente o indirettamente, ne sono stati e­spulsi. Ci riferiamo sia ai corsi di formazio­ne professionale che, svolgendosi a livello regionale, possono più facilmente intercet­tare le esigenze e le opportunità presenti nel territorio, sia ai servizi offerti dai Centri d’im­piego, in cui si tengono colloqui di orienta­mento professionale, e si realizzano forme di tutoraggio, percorsi formativi, tirocini. Ben utilizzati, questi strumenti possono costi­tuire un accompagnamento personalizzato per favorire il rientro dei giovani 'dispersi' nei circuiti formativi. Molto significativa può risultare, in questo senso, la formula dell’apprendistato che, al­ternando studio teorico e lavoro, favorisce negli studenti che hanno abbandonato la scuola la ricoperta del valore delle cono­scenze teoriche a partire dai problemi mol­to concreti che incontrano nella pratica. Insomma, la dispersione non è un destino i­nesorabile: ci sono strumenti per sconfig­gerla, per recuperare le occasioni e le ener­gie di tanti giovani che a uno sguardo super­ficiale potevano sembrare irrimediabilmen­te perdute. Certo, c’è ancora tanto da fare per rendere questi strumenti pienamente effica­ci. Ma sappiamo che ne vale la pena.
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