martedì 19 maggio 2009
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Caro Direttore, mi rendo conto che il periodo elettorale non è propizio, perché qualsiasi ragionamento che tratti di infrastrutture rischia di venire immediatamente intercettato dai filtri mentali che catalogano le frasi secondo il bianco e il nero del pro questo e contro quello, ma mi ci azzardo lo stesso, assicurandole ­per quel che può valere - che niente è più lontano da me in questo momento pensare di portare acqua a un mulino piuttosto che all’altro. Lo spunto per questa lettera l’ho avuto dalla notizia appena letta dell’inaugurazione in Norvegia di un’autostrada « a idrogeno » , 580 Km lungo la costa a sud del Paese, da Oslo a Stavanger, con una dozzina di distributori di idrogeno. Niente di straordinario, perché l’asfalto è uguale per una macchina diesel e per una vettura a idrogeno e i problemi per queste ultime ­soprattutto la scarsa autonomia ­non le rendono ancora molto appetibili, però resta il segnale: un Paese che tanto ha a che fare con il petrolio, dato che gode della consistente rendita di quello estratto dal Mare del Nord, che però si dà da fare anche in altre direzioni, con iniziative concrete. Un’ultima considerazione: ho scoperto che il progetto di questa autostrada è partito nel 2003; l’unico paragone che mi viene alla mente è con la nostra Autostrada A3: l’ho percorsa l’ultima volta nel lontano 2001. In Calabria era – peraltro già da anni – tutta un cantiere con continui scambi di carreggiata: c’è qualcosa da commentare?

Antonio Leonardi

L'Autostrada Salerno - Reggio Calabria è la dimostrazione che il problema non sta né a destra né a sinistra, perché l’intollerabile stato di quell’arteria vitale affonda negli eoni della storia politica del nostro Paese, accomunandoli, purtroppo, sotto il segno del pressapochismo e dell’inconcludenza e non di rado macchiandoli anche di sospetti di connivenza con l’illegalità. Segnali positivi come quello dell’alta velocità ferroviaria sulla direttrice Milano­Roma- Napoli, realizzata rispettando i tempi previsti, non riescono a cancellare l’impressione di inefficienza e di distorsioni che si accompagnano alla gestione di tante iniziative e infrastrutture, basti pensare alle diatribe sull’Expo 2015 o a quelle sull’aeroporto di Malpensa. L’Italia sembra in grado di dare un’immagine positiva di sé solo nelle emergenze; nella quotidianità viceversa si perde, naufragando spesso tra miopie, insipienza e interessi poco chiari. Le infrastrutture restano un problema cruciale per garantire un futuro prospero al Paese. Senza nascondersi le conseguenze del terremoto dell’Abruzzo, che sommandosi alla crisi economica planetaria, impongono una ridefinizione di obiettivi e priorità, l’Italia non può accodarsi alle posizioni di retrovia limitandosi a tappare i buchi. Non si tratta solo delle infrastrutture in senso classico – strade, porti, aeroporti, strutture per l’intermodalità... –; c’è arretratezza anche sul versante telematico, con una parte cospicua del Paese ancora priva della banda larga e un’altra porzione non trascurabile che ne dispone ma con caratteristiche alquanto scadenti. In questo campo le aspettative maggiori erano riposte nel WiMax, tecnologia in grado di assicurare connettività senza fili a banda larga anche in zone irraggiungibili dai cavi. Purtroppo a più di un anno dall’assegnazione delle frequenze, ben poche sono le zone in cui qualcosa si è mosso. Di fronte a tutto ciò l’esempio dell’autostrada a idrogeno appare, tristemente, fantascienza; un traguardo molto meno ambizioso, ma che credo sarebbe vivamente apprezzato dagli automobilisti che sempre più numerosi acquistano vetture alimentate a metano, sarebbe quello di rendere disponibili capillarmente, anche lungo le autostrade, distributori di questo combustibile. Ma forse è un auspicio troppo modesto.

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