A voi la parola. «Qualcosa di spessore» che ti fa sentire meno sola


Marco Tarquinio venerdì 19 maggio 2017

Caro direttore,

devo confessarle che ho iniziato a leggere “Avvenire” solo dall’estate scorsa, in occasione della Giornata mondiale della gioventù, a cui mio figlio con tanto entusiasmo ha partecipato. All’inizio lo leggevo perché mi sentivo vicino a lui, mi sembrava di seguirlo nella sua splendida esperienza: sa noi mamme italiane non cambiamo mai... Poi ho capito che di “Avvenire” non potevo più fare a meno. La serietà, il rigore argomentativo, la nitidezza della prosa, l’eleganza e l’efficacia di molti articoli e quell’attenzione vitale, profonda alla persona, all’essere uomo, non lasciano spazio alla superficialità, al pressappochismo e al pettegolezzo. Insomma un “qualcosa di spessore” che oggi è sempre più difficile trovare. Complimenti a tutti! Leggendovi mi sento meno sola.

Giovanna Menozzi

Grazie, gentile signora Giovanna. Semplicemente grazie, a nome di tutti i miei colleghi. È il rapporto vero e quotidiano con i nostri lettori, gente come lei, che fa speciale questo giornale.

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