«Terra dei fuochi». Persino i tumori sono verità per ricostruire


Maurizio Patriciello venerdì 2 giugno 2017

Non gioisco, non posso, non ce la faccio. Arrossirei, e non poco, se dovessi avvertire una punta di orgoglio nel pensare: 'Avevamo ragione'. Capisco gli ammalati di cancro e i parenti delle vittime della «terra dei fuochi», mi metto nei loro panni, condivido la loro amarezza, la rabbia che da anni li divora, la fatica che fanno per continuare a credere alle promesse.

C’è chi maledice e chi, come il dottor Antonio Marfella, oncologo, medico dell’ambiente sempre in prima linea, adesso che i fatti gli danno ragione, dopo tante battaglie combattute e umiliazioni subite, canta il suo Nunc dimittis, per annunciare il ritorno a vita privata. Finalmente dal registro tumori dell’Asl Napoli Nord, la zona dove sono parroco, escono i primi dati, e non sono per niente rassicuranti. In alcuni Comuni della «terra dei fuochi» si registrano più patologie tumorali e picchi di mortalità rispetto alle altre regioni del Sud. Notizia dura come pietra. E alla Chiesa campana, scesa in campo in questa lotta impari e dolorosa, incombe oggi il dovere si mantenere accesa la speranza. Mercoledì scorso, a Giugliano, paese del Napoletano tra i più colpiti dall’inquinamento ambientale, è arrivata la conferma di ciò avevamo intuito e denunciato, anche se mancavano dati completi utili a dimostrare, con il dovuto rigore scientifico, l’esattezza delle percezioni: nei nostri paesi ci si ammala più che altrove.

Chiedevamo di far luce, ma la luce si accendeva e si spegneva a intermittenza. E anche voci autorevoli – dispiace dirlo – senza pudore un po’ ammettevano e molto negavano. Questi anni di lotta sono stati faticosi, estenuanti, ma non vani. Il governatore della Campania ha voluto ripercorrere la storia degli ultimi due, quelli della sua presidenza della Regione. Con il suo stile, ha detto cose che tutti già sapevano, e cioè che negli anni passati dal punto di vista ambientale ci sono state negligenze, colpe, omissioni, sottovalutazioni e silenzi da parte di tanta gente, a cominciare dalle classi politiche. «Con me – ha detto – sono iniziate le analisi dei terreni grazie alle quali oggi sappiamo che solo il 4% dei terreni non era idoneo alla coltivazione».

La mappatura – indispensabile per rassicurare i cittadini consumatori – è stata finalmente fatta, i terreni inquinati che gettavano ombra su tutte le coltivazioni sono stati messi in condizioni di non nuocere. L’Italia non aveva nemmeno una legge per i reati ambientali. Da due anni anche questo prezioso strumento è nelle mani dei magistrati e delle forze dell’ordine. E il dibattito si è finalmente spostato sulla salute delle persone. Era reale quell’aumento di patologie tumorali che la gente andava denunciando? «Qualcosa che non va, purtroppo, c’è», ha detto il governatore. Le percentuali di chi si ammala nella «terra dei fuochi» sono più alte che nel resto della Campania e del Sud. De Luca ha di nuovo promesso serietà, professionalità, trasparenza. «Non ho interesse – ha insistito – a sminuire i dati e nemmeno a esagerarli». Nei mesi che verranno si alzeranno i droni per tenere sotto controllo i terroristi dell’inquinamento. Purtroppo tanti verbi sono ancora al futuro.

Dopo tante delusioni, c’è chi fa fatica a credere che le promesse saranno mantenute. Noi non possiamo permettercelo. A chi ci chiede fiducia, promettendo di risolvere l’incredibile dramma della «terra dei fuochi», abbiamo il dovere di concederla. Il governatore ha voluto ringraziare i volontari, «senza i quali questa attenzione non ci sarebbe stata». Già, credo anch’io che in Campania abbiamo realizzato una buona sinergia tra istituzioni, volontari, medici per l’ambiente e Chiesa, che sta portando frutti. Credo anche che questo modo di fare vada sotto il nome di 'civiltà'. Certo, continueremo a essere presenti e a monitorare la situazione, sorvegliando le nostre campagne e anche i droni-sorveglianti, quando appariranno. Continueremo a chiedere che dopo la diagnosi, impietosa e tragica, venga fatto di tutto per arrivare a una terapia soddisfacente.

Papa Francesco ci ricorda che «se i cittadini non controllano il potere politico, nazionale, regionale, municipale, neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali». La Chiesa campana, con l’aiuto di Avvenire, e le schiere di volontari lo hanno fatto e continueranno a farlo. Adesso ci tocca rimanere accanto alla nostra gente, arrabbiata, provata e bistrattata, per non permettere che perda la speranza. Sarebbe un disastro più drammatico di quello che la «terra dei fuochi» ci ha propinato in questi anni.

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