giovedì 5 dicembre 2013
Sarà difficile nominare un comitato di specialisti tra i quali nessuno abbia mai espresso pubblicamente un giudizio sulla vicenda Stamina, che va avanti da anni, e ha risonanza mondiale. E sarà difficile che un nuovo comitato accetti un protocollo identico a quello già respinto all’unanimità da personalità competenti come quelle nominate nel precedente. La pronuncia ieri del Tar del Lazio prolunga il conflitto che si è venuto a creare, e non offre soluzioni: le istituzioni che vigilano sulla salute degli italiani, a cominciare dal Ministero della Salute, non possono far altro che applicare la legge, per cui il percorso Stamina non è consentito neppure a pagamento. Le terapie avanzate che utilizzano cellule e tessuti, secondo le norme europee, devono essere trattate con le stesse regole seguite per i farmaci, mentre Stamina propone per sé quelle dei trapianti: è questo il vero nodo del contendere. La vicenda Stamina rischia di essere il grimaldello con cui i tribunali italiani potrebbero far saltare la normativa europea: un percorso inammissibile per legge, come quello proposto dal leader di Stamina, Vannoni, sta rientrando dalla finestra grazie a pronunciamenti di giudici del lavoro e tribunali amministrativi. Le regole certe e rigorose della sperimentazione scientifica sono la prima tutela dei malati, che hanno innanzitutto il diritto a essere curati bene, con terapie di provata efficacia, o almeno di cui si è esclusa la pericolosità. È la certezza di norme condivise dalle autorità regolatorie e dalla comunità scientifica a garantire che i malati non cadano in balìa dei ciarlatani di turno. Ma al tempo stesso è necessario correggere il tiro, ed evitare rigidità e ridondanze qualora i percorsi previsti per le sperimentazioni non risultino adeguati: lo suggeriva tra gli altri anche un ricercatore di fama come Michele De Luca, quando invitava proprio le autorità regolatorie a ripensare alcuni di questi paletti, senza abbassare il livello di sicurezza dei pazienti. Se le norme non sono adeguate, non è con strappi dei tribunali italiani che si può intervenire, ma attraverso un’eventuale riconsiderazione delle regole in sede europea.Con la vicenda Stamina si vedono anche i risultati di talune campagne ideologiche, ad esempio quella che spaccia come diritto indiscutibile il concetto di autodeterminazione per cui ogni volontà espressa deve essere vincolante per i medici, ogni richiesta di cura esaudita, anche quelle che cure non sono ma desideri. Se veramente l’autodeterminazione di ogni individuo è totale, se veramente la libertà di ricerca è assoluta, e non sono ammessi limiti, per quale motivo adesso si chiede il rispetto di leggi restrittive? I paladini del diritto di morire, purché su "libera" richiesta, dovrebbero approvare la "libera" scelta di sottoporsi a percorsi non sperimentati, come quello di Stamina. La carica ideologica con cui sono state affrontate tante questioni eticamente sensibili sta mostrando i suoi frutti avvelenati, e tutte le sue contraddizioni.
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